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venerdì 10 ottobre 2014

Lettera: Richiesta di celere discussione ed approvazione del ddl405, norme in materia di modificazione dell'attribuzione di sesso


Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri Dott. Matteo Renzi

Sig. Presidente del Senato della Repubblica Dott. Pietro Grasso

Sig. Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani Dott. Luigi Manconi

Sig.ra consigliera in materia di pari opportunità Dott.ssa Giovanna Martelli

Sig. Presidente della Commissione Giustizia al Senato Dott. Nitto Palma

Ai componenti della Commissione Giustizia del Senato della Repubblica
Oggetto: Richiesta di celere discussione ed approvazione del ddl405, norme in materia di modificazione dell'attribuzione di sesso

Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri,

Le associazioni ed i collettivi firmatari della presente si rivolgono a lei per richiedere una legge che consenta alle persone transessuali di assicurarsi nome e sesso coerenti al proprio vivere sociale e per impedire qualsiasi intervento genitale su bambini nati con condizione intersex/DSD.
I firmatari di tale documento ritengono sia indispensabile una modifica della 164/82 che abroghi l'attuale iter giudiziario per la rettifica di nome e sesso anagrafici, in favore di un più snello e gratuito iter amministrativo che ponga il sesso sociale al di sopra di quello genitale, perché questa oggi è l'interpretazione più consona alla società italiana ed europea. Sentiamo forte, inoltre, la necessità di uniformare su tutto il territorio nazionale i percorsi, perché diverse sono le impostazioni delle regioni dal punto di vista dei servizi alle persone transessuali e diversi sono gli orientamenti dei tribunali nell'interpretare la sopracitata legge 164/82.


Attualmente occorrono anni per poter ottenere la rettifica di nome e sesso, anni in cui il solo mostrare un documento è motivo di esclusione sociale e lavorativa e motivo di continua violazione della privacy: ci si trova costretti e costrette a dover spiegare la discrepanza tra documenti ed aspetto a datori di lavoro, ad impiegati di negozi, banche e poste, all'iscrizione a qualsiasi corso, associazione o alla stipula di qualsiasi tipo di contratto e persino alle urne prima del voto. Troppe sono le persone transessuali che per questo motivo faticano a trovare lavoro, una casa in affitto e troppe sono le persone transessuali che per mettersi al riparo dalla transnegatività evitano situazioni che le obblighino ad esporsi: la discriminazione nei confronti delle persone transessuali, secondo un sondaggio ISTAT1, è sentita dall'80% dei cittadini.
L'Italia è uno dei paesi dell'unione Europea che, secondo la Trans Right Europe Map di TgEu2, costringe le persone transessuali (ed intersessuali) alla sterilizzazione per poter accedere alla riassegnazione del sesso.
Una modifica della legge 164/82, che renda possibile il cambio anagrafico senza la necessità di affrontare chirurgie mutilanti, è auspicata anche da Amnesty International3, in accordo con il rapporto Lunacek4 redatto dal Parlamento europeo.
Siamo concordi con Marco Perolini, esperto in materia di discriminazioni di Amnesty International quando afferma: “vi sono persone transgender che intendono usufruire dei trattamenti medici disponibili, ma molti altri non vogliono. Gli stati non dovrebbero forzare le scelte delle persone transgender facendo dipendere il riconoscimento legale della loro identità di genere da interventi chirurgici, trattamenti ormonali o sterilizzazioni - molte persone transgender devono superare enormi ostacoli prima di conciliarsi con la loro identità e i problemi aumentano a causa di una manifesta discriminazione di stato - Gli stati devono assicurare che le persone transgender possano ottenere il riconoscimento legale della loro identità di genere attraverso una procedura veloce, accessibile e trasparente nel rispetto di ciò che la singola persona sente rispetto alla propria identità di genere, proteggendo il diritto alla riservatezza ed evitando d’imporre requisiti obbligatori che violino i diritti umani”5. A quanto appena descritto si aggiungono le sentenze di alcuni tribunali italiani (Roma, Rovereto, Siena), che hanno disposto il cambio di nome e sesso anagrafico in assenza di chirurgia genitale.

Per i motivi sopra esposti e per garantire dignità, inserimento sociale e uguaglianza tra tutti i cittadini, chiediamo che il disegno di legge 405, norme in materia di modificazione dell'attribuzione di sesso, venga presto calendarizzato nella Commissione Giustizia del Senato e trasformato in legge.

Ringraziamo per quanto potrà essere fatto per favorire il rispetto dei diritti delle persone transessuali ed intersessuali e per il contrasto dell'omo-trans-negatività, ancor oggi imperante in Italia.

Inviamo i nostri migliori saluti, in attesa di una cortese risposta.

Gruppo promotore DDL405 – disegnodilegge405.blogspot.it
Maurice GLBTQ
Coordinamento trans Sylvia Rivera
Mit- movimento di identità transgender
Associazione Consultorio Transgenere
Sat. Pink – Sportello Accoglienza Trans Verona
Sportello Trans Ala Milano Onlus
ATN – Associazione Transessuale Napoli
ONIG - Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere
Associazione Radicale Certi Diritti
Arcigay - associazione LGBT italiana
Arcilesbica associazione nazionale
Equality Italia - Diritti. Energia per l'Italia
Plus Onlus
Amnesty International
Avvocatura per i diritti LGBT – Rete Lenford
Rete Genitori Rainbow - genitori LGBT con figli/e da relazioni eterosessuali
A.GE.D.O. - Associazione Genitori Di Omosessuali
Polis Aperta - associazione LGBT appartenenti alle Forze Armate e alle Forze dell'Ordine
Aven Italia
Circolo di cultura omosessuale - Mario Mieli
Stonewall - associazione d'iniziativa GLBT di Siracusa
Di'Gay Project – DGP
Mondo Arcobaleno LGBT
Circolo culturale Harvey Milk
Coordinamento Torino Pride
Ireos - Centro Servizi Comunità Queer Firenze
Arcigay “Tralaltro” Padova
Arcigay “Marcella di Folco” Salerno
Intersexioni
Anguane – Collettivo Anarco- Queer Ecovegfemminista
DeGender Communia
Contronatura - collettivo anarcofrocio
Fondazione GIC - Genere Identità Cultura
SInAPSi - Servizi per l'inclusione attiva e partecipata degli studenti – Univ. Napoli
Be Free Cooperativa Sociale contro tratta, violenze e discriminazioni

Per aderire scrivere a disegnodilegge405@gmail.com


scarica la lettera in formato pdf



1 La popolazione omosessuale nella società italiana – 17 maggio 2012
2http://www.tgeu.org/Trans_Rights_Europe_Map
3 In Europa le persone transgender subiscono discriminazione e trattamenti disumani e degradanti – 04/02/2014
4http://www.unar.it/unar/portal/?p=2084
5http://www.arcigay.it/comunicati/rapporto-lunacek-italia-legiferi-per-i-diritti-delle-persone-trans/

sabato 23 agosto 2014

diritti in punto di morte

 Non può che provocare amarezza la richiesta delle associazioni trans in risposta al trattamento disumano che Nicole, prematuramente scomparsa all'età di 37 anni, ha dovuto subire per imposizione dei parenti: "una legge che tuteli le scelte delle persone transessuali in punto di morte".

 Nicole, che come tante persone transessuali, non è stata accettata come donna dai genitori e, come tante persone transessuali, nonostante vivesse come donna da quasi due decenni, a causa di una legge obsoleta e da sempre interpretata in modo restrittivo, per lo stato era ancora uomo e con un nome maschile.

 Nicole ha avuto problemi, sempre per via dei documenti non coerenti alla sua persona anche durante la malattia perché si è imbattuta in ospedali dove il personale non voleva vedere oltre il nome scritto sulla carta d'identità. Nicole avrà avuto anche problemi, come tutte le persone transessuali, durante tutta la sua vita con documenti non corretti. Come si può ridurre tutto il calvario di Nicole ad una richiesta di "diritti in punto di morte"?

Nicole avrebbe potuto redigere un testamento presso un qualsiasi notaio, pretendendo un rito consono alla propria persona e qualunque persona amica avrebbe potuto pretendere il rispetto delle sue volontà. A 37 anni, però, non si pensa a certe cose e comunque il nome legale di Nicole, quello che in forza di legge compare nei certificati e sulla lapide, non sarebbe comunque stato Nicole: Nicole per lo stato non è mai esistita.

Se Nicole fosse stata legalmente una donna di nome Nicole sarebbe stata lei a parlare in forza di legge, tanto durante il ricovero ospedaliero, quanto durante il funerale, nonostante qualsiasi irrispettosa ed ingiusta pretesa dei genitori. 

Nel rispetto di Nicole e di tutte le persone trans* italiane auspico che le associazioni smettano di proporre paliativi per ogni attrito che l'avere documenti difformi causa. Spero che questo ultimo soppruso possa servire per mettere a fuoco la radice del problema: l'impossibilità di avere documenti e il conseguente riconoscimento legale della propria persona.


Un grazie, invece, alle 30 persone che hanno liberato palloncini in segno di protesta e in memoria di Nicole. Solo grazie a loro Nicole ha potuto ricevere quel saluto, rispettoso e sincero, che nessuna comunità civile o religiosa dovrebbe negarci.










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sabato 9 agosto 2014

Dai commenti alla petizione

Dai commenti alla petizione:

E' importante che il cambio anagrafico per le persone transessuali non dipenda da un giudice ma solo da una propria decisione: avere un'identità 
legale coerente con il proprio aspetto è un diritto. Chiedo, inoltre di vietare di intervenirechirurgicamente sui genitali dei neonati intersessuali non è un bisturi che determina il divenire uomini 
o donne, ma la propria natura. 
Crescere esprimendosi liberamente
è un diritto (Rosetta).
 perche' le persone sono tutte "persone "
senza distinzioni libere di indirizzarsi
dove meglio si collocano (Gloria).

martedì 5 agosto 2014

Ordinaria transfobia di stato: all'ufficio anagrafe

"Vicenda particolare quella avvenuta all’Ufficio Anagrafe del Comune di Sorrento, dove una persona si era recata per avere un nuovo documento d’identità: per lo Stato Italiano è una donna, ma esteriormente è in tutto e per tutto un uomo, con tanto di barba. Poiché non è ancora intervenuta la sentenza con cui si dà atto del cambiamento di sesso e si dispone il nuovo nome dell’individuo, si è posto il problema di quale sesso indicare sul documento.
Per risolvere il problema è intervenuto il dirigente responsabile del servizio di stato civile, il quale ha spiegato di aver fatto ricorso alla legge numero 164 del 1982, la quale riconosce il sesso di transizione, ossia quello stato in cui si trova una persona che sia ancora in percorrenza dell’iter al termine di cui conseguirà il cambio di sesso".

Fonte: il mattino


Questa "vicenda particolare", che è parte integrante della vita di molte persone che leggono questo blog, denota come anche gli impiegati dell'ufficio anagrafe trovino assurda la situazione imposta dalla 164/82, la quale non riconosce nessun sesso di transizione, ma impone di ignorare qualsiasi cambiamento fisico finché un giudice non si pronuncia sull'avvenuta sterilità della persona richiedente.

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venerdì 18 luglio 2014

Diritti Civili in Italia.

Il sen. Sergio Lo Giudice parla di diritti civili in Italia al Politicamp:





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Segnalo anche una petizione partita quando il PD ha deciso di non calendarizzare la legge sul doppio cognome nonostante fosse già stata discussa in commissione qui il testo di legge e la possibilità di invare la propria firma alla presidente della camera Laura Boldrini.

mercoledì 16 luglio 2014

l'università Urbinate protegge la nostra privacy

Le persone trans* anche a Urbino (come in altri atenei) da oggi hanno la possibilità di richiedere un'identificativo interno all'università coerente con il proprio aspetto, a tutela della loro privacy. La stessa privacy potrà essere violata, a norma di legge, appena usciranno dal portone della facoltà cui sono iscritt*, dal momento in cui cercheranno una stanza in affitto, a quando dovranno abbonarsi ai mezzi pubblici per raggiungere l'università, fino a tutte quelle occasioni in cui dovranno comunque mostrare un documento di identità a qualcuno. In Italia non mancano punte di civiltà, come questa e come tante altre, ma non basta per proteggere la nostra privacy e metterci al sicuro dalle discriminazioni. Fino a quando non saranno corretti, al momento giusto e gratuitamente, i documenti di identità emessi dallo stato e fino a quando non saranno previste norme valide su tutto il territorio italiano a tutela delle persone trans*, ogni altra manovra resterà un secchiello datoci in mano per svuotare una barca bucata piena d'acqua: è un aiuto, certo, ma il rischio di affondare resta.


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COMUNICATO STAMPA DEL 16 LUGLIO 2014
L’Università di Urbino tutela gli studenti in situazione di riattribuzione di sesso
Il Senato Accademico dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, con delibera n. 133 dell’8 luglio 2014, ha riconosciuto all’unanimità il diritto di studenti e studentesse in situazione di riattribuzione del sesso, ai sensi della legge 164/1982, ad avere un doppio libretto universitario.
L’iniziativa si colloca a favore di studenti e studentesse, spesso costretti a giustificare il cambiamento di nome e di apparenza, costringendoli a uscire dalla loro privacy non solo in sede d’esame, ma anche durante le banali attività universitarie giornaliere quali l’accesso alla biblioteca e alla mensa, la presentazione di una candidatura, la riscossione di borse di studio etc.
Un notevole passo in avanti nella tutela del diritto allo studio e della privacy durante il lungo periodo necessario al “mutamento di genere” che spesso dura anni e può coincidere con la carriera universitaria.
In questo modo, studenti e studentesse possono condurre più serenamente la vita universitaria senza che la loro privacy venga violata e senza sottoporsi a situazioni imbarazzanti e umilianti che potrebbero determinarne l’abbandono degli studi.
Una scelta di rispetto. Libretto, tessere e documenti universitari sono veri e propri documenti di identità che accompagnano giornalmente studenti e studentesse all’interno dell’Ateneo. Dover troppo spesso giustificare in pubblico la diversità tra l'identità scelta e quella anagrafica costringe lo studente o la studentessa a rivelare un dato intimo e privato e a volte anche a subire il pregiudizio e la chiacchiera facile, se non la violenza psicologica o fisica. Non sempre l'ambiente che si frequenta è infatti pronto ad accogliere con garbo e rispetto situazioni e scelte di vita diverse dal consueto.
Riconoscere questo diritto a studenti e studentesse durante il periodo di riattribuzione del sesso equivale a riconoscere la loro realtà ma soprattutto a rispettarne la vita privata e il diritto allo studio.
La nuova procedura. Dopo un’attenta verifica degli aspetti normativi e legali, all’interessato o all’interessata verrà fornita un’identità “Alias” che potrà essere utilizzata esclusivamente nelle normali attività Universitarie quotidiane, mentre tutta la documentazione amministrativa rimarrà immutata fino alla definitiva sentenza del tribunale.
Alcune procedure, tuttavia, non potranno essere espletate con l’identità “Alias” come ad esempio: procedura Erasmus, trasferimento di sede, proclamazione di Laurea, titolo di Dottorato etc. ma saranno condotte nel completo rispetto e tutela della privacy degli interessati/e.