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sabato 23 agosto 2014

diritti in punto di morte

 Non può che provocare amarezza la richiesta delle associazioni trans in risposta al trattamento disumano che Nicole, prematuramente scomparsa all'età di 37 anni, ha dovuto subire per imposizione dei parenti: "una legge che tuteli le scelte delle persone transessuali in punto di morte".

 Nicole, che come tante persone transessuali, non è stata accettata come donna dai genitori e, come tante persone transessuali, nonostante vivesse come donna da quasi due decenni, a causa di una legge obsoleta e da sempre interpretata in modo restrittivo, per lo stato era ancora uomo e con un nome maschile.

 Nicole ha avuto problemi, sempre per via dei documenti non coerenti alla sua persona anche durante la malattia perché si è imbattuta in ospedali dove il personale non voleva vedere oltre il nome scritto sulla carta d'identità. Nicole avrà avuto anche problemi, come tutte le persone transessuali, durante tutta la sua vita con documenti non corretti. Come si può ridurre tutto il calvario di Nicole ad una richiesta di "diritti in punto di morte"?

Nicole avrebbe potuto redigere un testamento presso un qualsiasi notaio, pretendendo un rito consono alla propria persona e qualunque persona amica avrebbe potuto pretendere il rispetto delle sue volontà. A 37 anni, però, non si pensa a certe cose e comunque il nome legale di Nicole, quello che in forza di legge compare nei certificati e sulla lapide, non sarebbe comunque stato Nicole: Nicole per lo stato non è mai esistita.

Se Nicole fosse stata legalmente una donna di nome Nicole sarebbe stata lei a parlare in forza di legge, tanto durante il ricovero ospedaliero, quanto durante il funerale, nonostante qualsiasi irrispettosa ed ingiusta pretesa dei genitori. 

Nel rispetto di Nicole e di tutte le persone trans* italiane auspico che le associazioni smettano di proporre paliativi per ogni attrito che l'avere documenti difformi causa. Spero che questo ultimo soppruso possa servire per mettere a fuoco la radice del problema: l'impossibilità di avere documenti e il conseguente riconoscimento legale della propria persona.


Un grazie, invece, alle 30 persone che hanno liberato palloncini in segno di protesta e in memoria di Nicole. Solo grazie a loro Nicole ha potuto ricevere quel saluto, rispettoso e sincero, che nessuna comunità civile o religiosa dovrebbe negarci.










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lunedì 9 giugno 2014

In bocca al lupo Alessandra

Oggi la pronuncia della corte costituzionale riguardo lo sciogliemento automatico del matrimonio di Alessandra, donna transessuale che si è vista sciogliere automaticamente il matrimonio dopo il cambio anagrafico del sesso, come stabilito dalla legge 164/82:

La legge 164/82, per la cassazione, potrebbe essere incostituzionale perché in contrasto con gli articoli 2, 3, 10, 24, 29 e 117In caso la corte costituzionale desse ragione ad Alessandra significherebbe che Lo scioglimento del matrimonio sarebbe richiedibile dai soli coniugi e non più procedura automatica, come prescriverebbe anche l'articolo 8 del DDL405:


(Effetti della modifica del sesso sul matrimonio)

1. Il matrimonio contratto dalla persona prima del cambio del sesso non si scioglie automaticamente.

2. E’ facoltà dei coniugi richiedere lo scioglimento del matrimonio, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, numero 2, lettera g) della legge 1 dicembre 1970, n. 898 e successive modificazioni.
 

Si aggiungerebbe così l'ennesima sentenza che sottolinea quanto la legge 164/82 sia ormai anacronistica e lesiva della dignità e dei diritti delle persone trans*.


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venerdì 30 maggio 2014

Lui o lei? Prof trans stupisce la classe

E' diventata virale la notizia del "prof Romeo", arrivato in classe vestito da donna. Il prof, che si definisce androgino (e non transessuale), è sposato con una donna e veste gli abiti che sente più consoni alla propria persona, ma subito giornali e tv gli hanno appioppato l'etichetta di transessuale, oltretutto sbagliando ogni pronome:

Attesa per una supplenza, è arrivata in classe con il nome da uomo ma le fattezze di una prof a tutti gli effetti. Stupore e qualche polemica, in un liceo di Trieste, e la preside difende la scelta

La reazione degli alunni non è stata delle migliori. Poca o nulla solidarietà nei confronti del prof trans che da alcuni è stato persino fotografato, come fosse un fenomeno da baraccone. Tra le risa e lo stupore generale, non sono mancate le polemiche. Tra i genitori non è mancato chi ha minacciato di scrivere al Provveditorato, chi si è imbufalito con il preside, chi ha riposto le sue speranze in un rapido ritorno della professoressa di ruolo. Qualcuno ha tentato di spendere una parola sul rispetto della libertà sessuale dell’insegnante, ma di fatto quasi nessuno si è interessato a M.R. come professore. E non come trans.
 
 
Ogni individuo deve essere liber* di scegliere come essere indicat* nella società, e l'attuale società prevede la sola possibilità di identificarsi come uomini e donne. Forse gran parte dello stigma derivante dalla incongruenza tra le aspettative legate ad un nome maschile e l'aspetto femminile dell'insegnante sarebbe stato ridotto se questo avesse potuto scegliere un nome femminile o unisex, adeguato alla propria immagine.
 
Forse invece all'insegnante va bene così, perché non accetta di essere catalogabile come maschio o femmina e preferirebbe comunque contestare la norma definendosi androgino. A scuola si può insegnare anche questo.
 
Qualunque sia il pensiero dell'insegnante, cosa che nessun giornalista ha pensato di approfondire, a chi spetta il diritto di scegliere un nome che ci rappresenta?


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domenica 11 maggio 2014

perché firmare è importante?

da un'idea di Matteo Tortora e grazie agli attori Sandra Garuglieri e Alessandro Baldinotti, vi presento il video che da oggi sarà incorporato su change.org in sostegno alla nostra petizione


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venerdì 9 maggio 2014

Trans 100, 100 persone che lottano per i diritti trans


Negli USA esiste la lista annuale delle 100 persone transessuali che si impegnano per cambiare il futuro della comunità: 100 facce, 100 storie, 100 modi per far si che il mondo sia un posto migliore.

Trans 100 lascia raccontare le proprie storie alle persone trans
Trans 100 mostra quanto la comunità transgender sia varia e variegata
Trans 100 afferma e dà validità alle identità non cis-gender
Trans 100 salva vite, dando speranza alle persone


I nominati e le nominate, trans* pubblicamente dichiarati, devono compiere un lavoro che impatti sulla vita quotidiana delle persone trans (a livello locale, regionale o nazionale), con focus particolare sull'eliminazione delle aree di esclusione, riduzione dello stigma, della povertà, migliorando lo stato economico e sociale delle persone transessuali. Sono particolarmente incoraggiate le nomine di persone di colore, non in vista, impegnate in aree che riguardano più lotte in relazione tra loro. La domanda cui dobbiamo rispondere è: cosa stanno facendo per rendere migliore la vita della comunità trans nelle loro vite quotidiane?



Questo blog vuole essere anche il Trans 100 Italiano, senza però far classifiche. Se volete raccontare la vostra storia, perché sia da esempio a chi questo percorso non lo ha ancora intrapreso o per chi si sente una goccia unica in un mare di persone cis-gender, scrivete a disegnodilegge405@gmail.com

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giovedì 8 maggio 2014

l’attribuzione del genere, marchio per la nostra persona

Dal Blog di Fabrizio Paoletti, stralcio di un post scritto a seguito della serata organizzata da intersexioni, LIBER* di ESSERE  Per l’autodeterminazione delle persone intersex o con “differenze” nello sviluppo sessuale, Martedì 6 maggio 2014, Firenze.
 "Ho sentito su di me il peso che questa situazione porta, come l’attribuzione del genere sia un marchio per la nostra persona, come in base al genere che ti viene riconosciuto chi si pone di fronte a te entra in relazione in un modo piuttosto che in un altro, come sia un assunto fondamentale dovere essere identificato col genere per la società e per poter avere un approccio relazionale al mondo. ho sentito tutta la difficoltà di questa mamma che cerca di trovare la strada per spezzare la barriera della necessità di identificazione del genere per sua figlia con grande difficoltà, una battaglia contro il mondo.
Avere questo riporto, la visibilità di persone intersessuali che sviluppano questa loro “natura” che tipicamente  viene considerata anormale/anomala e quindi patologizzata e medicalizzata a forza, quando poi si scopre da adulti che il gioco dell’identità di genere non è strettamente ed univocamente legato alla somministrazione di ormoni che possono addomesticare la “natura” di queste persone.. come ci racconta Alessandro che fino a 17 anni ha vissuto come ragazza e poi ha interrotto la somministrazione di farmaci che gli venivano somministrati dalla nascita, per diventare l’uomo e la persona completa che è oggi".


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domenica 27 aprile 2014

Giulia: il corpo è uno strumento che deve suonare la musica che hai dentro

"Il mio contatto indiretto con l' universo della transessualità e dell'intersessualità è avvenuto prima e purtroppo attraverso i mezzi comuni di comunicazione, con una visione distorta della prima e completamente assente della seconda. Poi sono arrivata all' università, dove ho potuto finalmente avere un contatto diretto con una ragazza transessuale compagna di facoltà di un mio amico e con il barista sempre transessuale del pub che frequentavamo. Nel primo caso la transizione era già avvenuta, nel secondo ne ho potuto seguire tutte le tappe. Io posso solo dire che la percezione che avevo di questo ragazzo nato femmina all'inizio del suo percorso era quella di una profonda disarmonia. Come se il suo cuore ed il suo cervello suonassero all' unisono un' unica musica, ma il suo corpo gli impedisse di farla uscire, come se fosse un ostacolo alla sua libera espressione. Pian piano che nel corso del tempo avanzava la transizione, fu incredibile vedere come tutto si armonizzava, quanto lo "strumento" corpo fosse sempre più adeguato a suonare la musica che aveva dentro. Per interesse personale nel voler conoscere quanti più universi dell'umanità di cui faccio parte e con il profondo desiderio di avere i mezzi per comprenderli e viverci in armonia, mi sono informata anche su questo, con la profonda convinzione che non è necessario viverle direttamente le esperienze per poterle capire poichè siamo tutti esseri umani ed è impossibile non "entrare" nell'altr* , e nel mio caso in particolare, non mi è difficile capire dal momento in cui ho vissuto seppur con obiettivi diversi tutta la mia vita in difesa della mia identità, so cosa vuol dire sentirla esplodere dentro, così chiara, forte e definita. So cosa vuol dire cercare di respingere le barriere che la società, a partire dalla tua famiglia pone per non farla trabordare, difendersi contro i tentativi di modificarla, fare sacrifici immani per sostenerla, e, a volte, lottare anche contro me stessa per rimanere salda nella mia autenticità. Ecco, come posso io allora tollerare che persone in cui percepisco il mio stesso dolore, che hanno vissuto il mio stesso percorso di ricerca dell'autenticità con tutto quello che comporta, possano essere ostacolate in questo??? Possano non essere libere di lasciare il fiume in piena??? E' per questo che appoggio la petizione, perchè venga tutelato il diritto alla libertà di ESSERE, che vengano abbattuti i muri che impediscono alle persone transessuali ed intersessuali di VIVERE praticamente. Perchè so bene che, seppure non è tempo sprecato, quello speso per lottare è tempo tolto ad una vita serena. Trovo squallido per una società civile restare ancorati a leggi (sunto della cultura e del sentire comune) vecchie e retrograde" (Giulia)


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mercoledì 23 aprile 2014

Milena e Christian a radio città del capo

Un altro genere è possibile, la campagna del MitMilena e Christian, volti della campagna "un altro genere è possibile*" parlano della condizione transessuale a radio città del capo

"Milena all’anagrafe è registrata come Francesco, Cristian come Beatrice. Per lo Stato e la burocrazia italiana sono incasellati in un “sesso” in cui non si riconoscono più, con tutto quello che ne consegue. “Dobbiamo costantemente giustificare la nostra condizione – spiega Cristian – addirittura una volta ho rischiato di essere portato in questura perché il carabiniere che mi aveva fermato non credeva alle mie spiegazioni. Sono stato costretto a farmi scrivere una lettera dalla psicologa per dimostrare il mio percorso di transizione”. Racconta Milena: “Sono sei anni che nella società mi presento come Milena  e ho già raggiunto il mio equilibrio e benessere psico fisico, eppure con la legge attuale non posso ottenere il cambio di sesso anagrafico perché non voglio sottopormi ad un’intervento chirurgico di demolizione. 
Aspettando una nuova legge Milena ha avviato una causa presso il Tribunale di Modena* per ottenere una sentenza che autorizzi il cambiamento di nome e sesso senza il passaggio dalla sala operatoria.





* L’identità sessuale è un diritto e non può essere condizionato dalla chirurgia. Ecco perchè pensiamo sia urgente che venga approvata una nuova legge. Esiste già una proposta per la quale ci batteremo politicamente. Nel frattempo, se questo Parlamento non legifererà noi proporremo cause in ogni Tribunale d’Italia per ottenere, così come è già avvenuto a Roma, sentenze che autorizzano il cambiamento del sesso e del nome anche senza l’intervento chirurgico. PIÙ INFO

Mi permetto di aggiungere alle parole di Milena e Christian che il disegno di legge 405 permetterebbe di superare questa "idea" dell'equilibrio psico - fisico come punto da raggiungere per il cambio anagrafico, oltre che eliminare l'obbligo di interventi mutilanti e sterilizzanti. Spesso la discrepanza tra l'identità vissuta e quella scritta sui documenti è il motivo per cui non si trova lavoro, si viene esclusi o autoesclusi dalla vita sociale o si abbandonano gli studi. Noi non vogliamo  sentenze con su scritto che abbiamo raggiunto un adeguato equilibrio, quindi possiamo cambiare generalità. Noi vogliamo poter scegliere autonomamente quando presentarci socialmente e a pieno titolo con la nuova identità, senza giudizio alcuno. AUTODETERMINARSI nella propria identità è un elemento fondamentale per la propria sicurezza e per la propria tranquillità, che non può che contribuire in modo importante al raggiungimento di un adeguato equilibrio psico - fisico. Come può un fattore che determina l'equilibrio essere concesso solo ad equilibrio raggiunto?

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La sovversione del nome

La sovversione del nome, di Egon Botteghi, Tratto da antispecismo.net

nomeNel libro della Genesi si racconta di come un dio “plasmò dal suolo ogni sorta di bestia selvatica e tutte gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo [inteso proprio come maschio, perchè la donna verrà creata tre versetti più avanti] per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato gli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche...” (Genesi, 19-20).
Se non fosse che questo dio crea l'uomo a sua immagine e somiglianza, che lo crea maschio e femmina e che lo pone a dominare “sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra” (idem), potrebbe essere un simpatico mito sulla nascita del linguaggio umano, anche se mi domando come mai, all'inizio del mondo, prima ancora dei nomi, questo dio desse già la distinzione tra animali domestici e selvatici.
Purtroppo invece la questione della nominazione umana si fonde subito con quella della dominazione della nostra specie sulle altre (ed anche intraspecifica, perchè anche la donna viene condotta all'uomo, come prima di lei gli animali).
D'altra parte questo potrebbe essere anche un bisogno coevo all'essere umano, quello di prendere, di  afferrare e portare a sé (siamo raccoglitori): con le nostri mani prensili subiamo il fascino del manipolare, con il nostro linguaggio cerchiamo di afferrare e dominare il mondo.
Alcune scimmie hanno la coda prensile e si attaccano agli alberi, altre scimmie hanno il linguaggio prensile e si attaccano alle parole.
I nomi potrebbero essere una sorta di pollice opponibile, che esercita una stretta da cui è difficile divincolarsi.
“Nomina sunt omina”, i nomi sono destini, dicevano i latini, a cui dobbiamo tanta parte della nostra tradizione patriarcale.
Nel nostro diritto, il nome che sta ad identificare una persona, è formato da un prenome (o, ancor peggio, nome di battesimo) e dal cognome, detto anche nome patronimico, perchè è il Nome del Padre (chissà se prima o poi riusciremo ad avere anche noi una legge paritaria tra uomini e donne per il cognome dei figli).
L'articolo sei del Codice Civile (Libro primo, “delle persone e della Famiglia”, Titolo primo, “delle persone fisiche”) recita: “ogni persona ha diritto al nome che le è attribuito per legge. Nel nome si comprendono il prenome e il cognome. Non sono ammessi cambiamenti, aggiunte o rettifiche, se non nei casi e con le formalità dalla legge indicati”.
Il nome quindi è un diritto-dovere, una cosa che ti viene concesso e da cui non puoi liberarti mai più, a meno di non essere una persona a “statuto speciale” come me.
Io, infatti, come persona transessuale posso chiedere, con i modi previsti dalla legge, la rettifica del nome anagrafico, perchè nel mio caso, la nominazione ha fallito quella presunta presa sulla realtà, c'è stato uno scivolamento nel non previsto e si è dovuto correre ai ripari.
Questo riparo è la legge 164, del 1982, ottenuta con grandi lotte da parte delle transessuali del tempo.
Però questa rettifica io la pagherò cara, in tutti i sensi.
Mi presenterò, con il mio avvocato, davanti ad un giudice del tribunale della mia città, il quale interpreterà la norma a disposizione come avviene ormai da trent'anni nella stragrande maggioranza dei casi, accertandosi cioè della mia avvenuta sterilizzazione. Le mie ovaie in cambio di un nome che mi rappresenti.
Ed io sono anche “fortunato”: il mio avvocato è prima di tutto un amico dai tempi del liceo, che mi ha accompagnato e sostenuto; per reddito ho avuto accesso al gratuito patrocinio ed, essendo la falloplastica un' operazione dagli esiti troppo incerti, il giudice si acconteterà che io lasci solo le gonadi sul tavolo operatorio (anche se ci sono alcuni giudici in Italia che continuano a pretendere la falloplastica per dare la rettifica anagrafica, il che è un assurdo, dal momento che la falloplastica è un'operazione ancora sperimentale). Se fossi una mtf dovrei invece sottopormi alla vaginoplastica che, al contrario di quello che si può pensare, continua ad essere un' operazione che va incontro a molte problematiche (necrosi del clitoride, stenosi, o peggio, coartazione della vagina). [1]
Per questo è importantissimo che qualcosa si stia muovendo, che ci sia un disegno di legge, il 405, che aspetta di essere calendarizzato e discusso, che trasformerebbe questa rinominazione per le persone transessuali in un procedimento amministrativo, senza più dovere ricorrere a giudizi, sentenze, operazioni e mutilazioni. Per questo sarebbe importante sostenere la petizione che chiede la calendarizzazione di questa proposta di legge  http://goo.gl/BFjLxD.
Il nome è una gabbia così legata al dominio che l'idea stessa di poterlo cambiare, di poterne uscire, crea una vertigine, una scossa elettrica, un volo nella libertà inaspettata.
A volte, quando penso che mi accingo a cambiare il nome che i miei genitori mi hanno imposto, il cuore balza alla gola, sento come se il terreno si negasse ai miei piedi, c'è qualcosa che sembrava incredibile che sta invece avvenendo. Sembra la sovversione di tutte le cose, l'impossibile che si fa possibile.
La mia realtà si decompone e si ricompone, altrove. E' come un salto quantico.
Eppure ho realizzato di non essere la sola persona in famiglia che ha avuto dei cambi di nome, ed il pensiero mi sorprende per la similitudine e per la diversità delle situazioni coinvolte.
Ho sempre conosciuto mia nonna materna come “nonna Olga”. Ho scoperto quando lei era già anziana che in realtà si chiamava Angela.
Suo padre, il mio bisnonno, era un comunista convinto, di quelli che non prese mai la tessera del partito fascista, nonostante l'olio di ricino.
Quando nacquero le sue due figlie, intorno agli anni venti del secolo scorso, lui le volle chiamare Olga ed Irene.
Essendo due nomi russi era allora vietato dalla legge, cosicchè mia nonna visse come Olga per tutt* tranne che per lo stato italiano, dove era Angela.
Sua figlia, e mia madre, ha una vicenda contraria.
Tutt*, me compreso, credevamo si chiamasse Lyda.
Figurarsi la sorpresa quando rivelò, io ero già adulto, che il suo vero nome, quello con cui l'avevano “battezzata” era Anna Carla.
Non so per quale vicenda del destino, mi sembra che questa Lyda fosse una persona che venne a mancare, la cominciarono a chiamare così da bambina, finchè lei non volle riappropriarsi del suo nome anagrafico, in un tentativo di riappropriarsi di sé stessa e delle sua vita.
Quanta gente ancora mi chiede: “Ma prima come ti chiamavi?”
No, non è una domanda appropriata da rivolgere ad una persona transessuale: non c'è un prima ed un dopo, c'è la persona che ti sta ora di fronte e che ti ha già detto come si chiama.
Il nome non racchiude nessuna essenza intima della persona, come sapeva bene anche Giulietta, non c'è bisogno che si sappia.
La libertà di scegliersi il nome è però grande. Ci si può decidere, ci si può autonominare.
Ripenso a quell'intenso personaggio che è Europa, nel film “Mater Natura”, quella che, quando racconta che le hanno staccato la luce, dice “E fa niente, Ch'ammo a fa? Noi esistevamo prima della corrente elettrica e indipendentemente dalla corrente elettrica continueremo ad esistere ancora” (Mater Natura, di Massimo Andrei, 2005).
Nel suo asilo improvvisato, nei quartieri spagnoli di Napoli, questa persona gender non conforming, lascia che i bambini scelgano come farsi chiamare, scelta che viene rispettata da tutta la piccola comunità, aprendo uno sconfinato spazio di libertà e di autodeterminazione in mezzo ad uno squallore quotidiano.
Vorrei che questa libertà fosse lasciata anche agli animali altro da umani, che hanno il diritto di non essere chiamati in nessun modo, perchè non è con i nostri nomi che vengono alla realtà.


[1] Per approfondire questo punto vedi anche http://www.intersexioni.it/il-corpo-e-mio-e-me-lo-gestisco-io-quanto-noi-transessuali-sappiamo-sulle-operazioni-di-riassegnazione-del-sesso/

venerdì 18 aprile 2014

Isabella: vogliamo una vita serena, libera e realizzata

Ho firmato perché:

Che nessuno sia discriminato!
La testimonianza diretta e toccante di Michela Angelini rivela degli aspetti che investono tutta l'esistenza di una persona. Siamo esseri umani, tutti indistintamente, e vogliamo una vita serena, libera e realizzata. Per questo diritto imprescindibile firmo la petizione. (Isabella)


L'idea di far partire questa petizione è nata proprio dopo la messa in onda della puntata de "i dieci comandamenti" che ha parlato di noi e di percorso di transizione in modo estremamente facile e comprensibile, al punto che non c'è stata una voce in dissenso, né riportata a noi nésui canali rai dove si poteva commentare la puntata, che volesse criticare qualcosa. Mi sono detta: la gente è più avanti della politica, è la politica che deve cambiare e tutti devono poterlo urlare. Così l'idea di questa petizione, ogni firma arriva a decine di parlamentari, alcuni dei quali hanno speso parole a favore di questa pdl durante la campagna elettorale, alcune di loro deputate per ruolo istituzionale a doversi esprimere per far si che questo ddl arrivi in discussione.

Dobbiamo farci sentire! Fate video, intervistate gente, fate un selfie con un bel cartello che dica cosa ne pensate: mettiamoci la faccia! inviate il materiale a disegnodilegge405@gmail.com e lo pubblicheremo sul sito!


Firma la petizione http://goo.gl/BFjLxD

lunedì 14 aprile 2014

Buon Compleanno 164, sperando sia l'ultimo.

Oggi è il 32° compleanno della legge 164/82, ma non voglio festeggiare una legge che vorremmo vedere abrogata in favore di una migliore e al passo con i tempi. 

Voglio celebrare un movimento trans che, pur di almeno 50 volte inferiore in numero a quello d'oggi, negli anni '80 riuscì a far rispettare a questo stesso stato quel che loro pretendevano: il riconoscimento come donne, perché a quei tempi ci si operava all'estero e in Italia si era fuori legge.
La 164, legge sanatoria, legge nata perché ormai era un dato di fatto che ci fossero donne nate maschio, operate, che non potevano più essere ignorate, ha risposto all'esigenza che delle donne transessuali manifestavano nel 1982 e ha permesso alle persone transessuali di inserirsi nella società.

La storia si ripete. Oggi ci sono anche gli uomini transessuali, per i quali l'intervento di RCS (rettifica chirurgica del sesso) è un terno al lotto (ma spesso lo è anche per le MtF). Ci sono almeno 5 persone che in Italia vivono senza essersi operate, ma che hanno già ottenuto il cambio anagrafico, c'è l'ordinanza n. 14329/2013, in cui la Corte di Cassazione ritiene sia sospetto di incostituzionalità l'automatico scioglimento del matrimonio quando uno dei due coniugi cambi sesso, oggi sappiamo che mutilare genitali di bambini nati con genitali atipici (intersessuali) significa plagiarli nell'anima.  Oggi c'è il disegno di legge 405.

Oggi ci siamo noi, noi che urliamo NO ai tribunali e SI all'autodeterminazione.

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mercoledì 9 aprile 2014

Chi si può sposare e chi viene separato per forza

Con questo comunicato oggi in Italia viene registrato il primo matrimonio gay:

"Il tribunale di Grosseto rileva che in presenza di una forma corretta, in mancanza di espressi impedimenti ed in mancanza di violazione dell’ordine pubblico internazionale, si impone nella specie la trascrizione del matrimonio come richiesto dall’articolo 65 della legge n. 218 del 1995, per cui “hanno effetto in Italia i provvedimenti stranieri relativi alla … esistenza di rapporti di famiglia di diritti … purché non siano contrarie all’ordine pubblico”, con la precisazione da parte del tribunale toscano che la trascrizione «non ha natura costitutiva ma soltanto certificativa e di pubblicità di un atto già valido".

Giusto e dovuto. Nessuna norma lo vieta.. ai gay nati tali. Per noi Transessuali è diverso: attualmente una coppia nata come eterosessuale, in cui uno dei due coniugi cambia sesso viene sciolta anche contro il volere dei coniugi stessi. Per questo motivo ci sono persone transessuali che non richiedono il cambio anagrafico, perché significherebbe la fine dell'unione matrimoniale. 



Il ddl405 cancellerebbe questa norma ingiusta. Perché è giusto che i matrimoni gay siano legalmente riconosciuti (e forse ci siamo!) ma anche che chi stava insieme da etero possa stare assieme da gay.



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Scambieresti i tuoi documenti con la possibilità di procreare?

"Trans people are the only group in Europe who are prescribed by law to go through sterilization" (R. Kohler, TGEU).

Con la sentenza n. 412/2013 del tribunale di Siena, sono 4 le persone transessuali MtF che hanno ottenuto il cambio anagrafico senza intervento chirurgico. Nel tribunale romano la prima risale al 1997, dove l'intervento è stato escluso a causa delle condizioni di salute del richiedente, più uno del 2011. Un'altra ha ottenuto la stessa cosa nel tribunale di Rovereto nel 2013.


In un'escalation di "sincerità" troviamo in dette sentenze queste frasi:
“sono descritti gli effetti della terapia ormonale femminilizzante (svolta dal ricorrente a decorrere dal 2003) sulla capacità a procreare nel sesso maschile, la quale risulta enormemente ridotta” (n. 5896/2011 Tribunale di Roma)

“dal 2009 lo stesso pratica terapia ormonale femminilizzante che ha determinato un mutamento del suo aspetto (e il probabile azzeramento del suo potenziale fecondante)” (n. 194/2013 Tribunale di Rovereto)


"La capacità di procreare, che sola potrebbe indurre a postulare la necessità dell’intervento anatomico, è venuta meno, come attestato dal c.t.u., a seguito della terapia ormonale" (n.412/2013 Tribunale di Siena).

Contestualmente un analogo procedimento in un altro tribunale è fermo proprio perché in dubbio la irreversibilità dello stato di sterilità. Eppure basterebbe aprire un motore di ricerca per trovare quanto segue:

"The alterations concerned both the germ cells and the Sertoli cells. The germ cells appeared altered right from the 1st stages of spermatogenesis; spermatogonia and spermatocytes suffered notable alterations to both the cytoplasm and nucleus. Their morphology also appeared altered in that they were smaller and flattened when compared to controls. The spermatids had vacuolesed cytoplasm and they were often polynucleated with acrosomes in contact with 2 or more nuclei at the same time. This phenomenon leads one of think that there has been a change in meiosis with a consequent arrest of cytodieresis. The polynucleated spermatids are destined to total degeneration. The Sertoli cells for the most part showed extensive phagocytosis with regard to the germ cells which were degenerating. Some Sertoli cells, however, show considerable cytoplasmic alterations. Therefore the cyproterone acetate acts directly both on the Sertoli cells and germ cells and causes a blocking of the spermatogenic activity as seen by the scarce quantity of spermatozoa found in the lumen of the seminiferous tubules" (Link). 

Siamo sterili (o sterilizzate,  visto che il farmaco d'elezione per la transizione è anche tra quelli che provocano più danni a livello testicolare). Su questo non ci piove. Ma perché DOBBIAMO ESSERE STERILI, PER AVERE I DOCUMENTI?

Siamo probabilmente sterili, come tutte le persone che prendono lo stesso farmaco per ridurre l'iperplasia prostatica (per questo è nato) o di chi si sottopone a terapie radianti o chemioterapiche.

Di solito ci fanno firmare un consenso informato ad inizio terapia, che dice "sappi che probabilmente diventerai sterile". Negli altri casi sopracitati, invece, viene sottolineata la possibilità di conservare i gameti, cosa che a noi non viene praticamente mai chiesta e sapete perché?

Grazie alla legge 40, sulla procreazione medicalmente assistita, i nostri gameti sono inutilizzabili dopo l'adeguamento anagrafico. Le sopracitate MtF avrebbero conservato del seme maschile, diventando anagraficamente donne potrebbero usare questi gameti solo con una persona di sesso maschile, perché non è prevista alcuna possibilità di procreazione assistita per le coppie omosessuali. Una donna transessuale in coppia con una donna biologica appartiene ad una coppia legalmente gay, una volta avvenuto cambio anagrafico. Sottolineo dopo il cambio anagrafico. Prima, quando i documenti sono maschili, l'ipotetica donna transessuale potrebbe ancora usare il suo seme per la procreazione medicalmente assistita della sua compagna, legalmente sarebbe una coppia eterosessuale.


Stesso corpo, diverso documento. 
Se cambi il documento devi rinunciare alla possibilità di procreare, oltre che al matrimonio.


Come tante persone transessuali, S. è un genitore rainbow, ha avuto un* figli* durante una precedente relazione eterosessuale, in barba a tutto il sistema transfobico che dobbiamo sopportare.


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approfondimenti:
- Gioia ingiustificata, identità negate - Michela Angelini

Trans people forced to be sterilized across Europe
Trans people forced to be sterilized across Europe

- Trans people forced to be sterilized across Europe - Council of Europe tells 29 member countries coerced sterilization of transgender people is a major human rights abuse, urges action
Council of Europe tells 29 member countries coerced sterilization of transgender people is a major human rights abuse, urges action - See more at: http://www.gaystarnews.com/article/trans-people-forced-be-sterilized-across-europe300413#sthash.0Fo3522q.dpuf
Forced or coerced sterilization of trans people exists in some form in:
  • Belgium
  • Bosnia and Herzegovina
  • Bulgaria
  • Croatia
  • Cyprus
  • Czech Republic
  • Denmark
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martedì 8 aprile 2014

È sicuro che io mi senta a mio agio con la barba e le tette?

"Considerando che dalla suddetta documentazione risulta, nella parte attrice, l’esistenza di tratti di inadeguatezza, oltre che l’idoneità degli originari caratteri sessuali a determinare un disagio significativo sul piano clinico, sociale e relazionale, ritenuto tuttavia, che, dalla documentazione degli atti non emerge il carattere indispensabile dell’adeguamento chirurgico dei caratteri sessuali quale necessario passaggio per una più compiuta realizzazione della personalità della parte attrice, elemento imprescindibile ai fini della decisione richiesta in ordine all’autorizzazione del trattamento chirurgico…etc, etc"

[..] (Il giudice - Ndr) Riconosce quindi che ci sono delle persone transessuali che possono non sentire la necessità di intervenire chirurgicamente, e che magari trovano la loro serenità, il loro equilibrio solo con la terapia ormonale? Bene. Ma per vivere serenamente ho bisogno di un lavoro, di un’accettazione sociale, della tutela alla mia privacy. E come posso avere tutto questo se devo andare in giro con i documenti al femminile e la faccia da uomo? 
 
E poi è sicuro che io mi senta a mio agio con la barba e le tette?

Allora perché mi obbligate per legge a fare gli interventi demolitivi per ottenere il cambio anagrafico e poi prendete in considerazione l’idea di negarmene l’accesso? Volete forse dire che mi darete il cambio dei documenti, di cui naturalmente ho bisogno per una vita decente, senza farmi fare gli interventi? [..]

Invece sarà tristemente il solito scenario, si faranno degli accertamenti inutili in quanto assoluta ripetizione di cose che sono già state presentate, si allungheranno i tempi di una decisione che tenderà a ricalcare quello che i medici hanno già decretato, ed io, che ho già perso il lavoro a causa della mia condizione, mi dovrò pagare gli onori del CTU deciso dal tribunale.

[..]Me ne sto lì, a grattare sulla porta del palazzo della legge, a mendicare la grazia, come il personaggio del racconto di Kafka, che invecchiò e morì davanti alla porta della torre della legge, invece che entrare come era suo diritto e suo destino fare.


Firma la petizione  http://goo.gl/BFjLxD

I have a female passport, not sure how that happened

So I've just found out the 'Italian Press' refer to me as 'Male'. I totally think they are right in doing so. If you think about it, I look male, sound male, I somehow have womens breasts even though I'm male. I have a female passport, not sure how that happened either. So glad they cleared that up for me xxx
Aeris è inglese e, nonostante abbia i documenti al femminile, perché l'inghilterra garantisce il rispetto della propria identità da inizio transizione, la stampa Italiana le riserva pronomi maschili. Per fortuna è più autoironica che incazzata.. infondo può farci una risata su e raccontare ai suoi concittadini di quanto sia ignorante la stampa italiana.. lei può, non deve scontrarsi con questa ignoranza ogni volta che esce di casa.

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giovedì 3 aprile 2014

Quando finiamo in ospedale.

Quando finiamo in ospedale per un controllo o per un'emergenza cosa succede?

Napoli, 2 aprile 2014 da un comunicato congiunto di Arcigay Napoli e Salerno veniamo a conoscenza di questo:

Ancora una volta è calpestata la dignità di una persona transessuale.
Una donna transessuale è ricoverata per un ictus da diversi giorni presso l’Ospedale San Giovanni Bosco di Napoli, e come accade sempre in questi casi, è ricoverata in un reparto maschile.
E’ lancinante lo sconcerto per il disorientamento che si legge negli occhi di questa persona, costretta, da norme che non riconoscono il suo corpo ma solo un nome su un documento non ancora “normalizzato”, a subire un sopruso di fronte al quale siamo impotenti.
Invochiamo il rispetto della dignità di questa persona, ed allo stesso tempo ci chiediamo se sia ancora possibile che si debba intervenire, ogni volta, confidando nel buon cuore e nella disponibilità del responsabile di reparto di turno.
Chiediamo che si intervenga affinchè sia regolamentato l’accesso alle strutture sanitarie pubbliche per le persone transessuali con documenti non ancora corrispondenti alla loro identità, attesa anche l’incredibile complessità delle procedure previste dalla legge vigente per la riattribuzione anagrafica. Sono procedure che prevedono tempi lunghissimi, un doppio procedimento giudiziario, e l’obbligo della sterilizzazione preventiva, con liste d’attesa oramai proibitive nei nostri ospedali.
Alcune amiche assistono la ricoverata, mettendo una coperta tra lei e gli uomini con cui condivide la stanza, mentre il personale sanitario la spoglia per le operazioni di pulizia. Questo è rispetto? Al momento la paziente non è in grado di intendere e rispondere, nemmeno ha l'uso della parola. È sola da diversi giorni, abbandonata a se stessa in un reparto maschile Ancora solitudine e sofferenza. Importante è averla trovata (D.L. Falanga).

Manlio Converti ci segnala un'altro caso, quello di Claudia, ricoverata dopo essere stata aggredita in piena notte. Claudia è stata ricoverata in un reparto maschile, chiamata con nome maschile, trattata come se la sua persona non ci fosse.

Quanti e quante di noi, trovandosi in ospedale, per emergenza o procedure legate alla transizione, si sono sentit* ferit* e pres* in giro, anche in quei reparti dove le persone transessuali ci sono ogni giorno? Quanti uomini FtM, per affrontare l'isterectomia, si sono visti mettere in isolamento in una stanza di ginecologia e sono stati invitati a non vagare per i corridoi, essendo un reparto femminile che ospita un uomo?

Per l'organizzazione mondiale della sanità salute significa: stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia.

Lo stato ci nega i documenti. La sanità ci nega la dignità. E' ora di dire basta. Siamo persone, non oggetti in riparazione da tenere nascosti.


Firma la petizione  http://goo.gl/BFjLxD per dire basta alle umiliazioni.
Questo disegno di legge prevede, oltre al cambio di documenti senza inutili tempi d'attesa (quindi senza più errori di reparto più o meno voluti come in questi casi), formazione del personale sanitario, perché noi siamo persone, noi esistiamo, noi ci ammaliamo, noi abbiamo il diritto d'essere trattat* come gli altri.

martedì 1 aprile 2014

Oggi sposi, domani chissà.

Secondo la legge 164/82, quella attualmente in vigore, che disciplina il cambio di sesso e nome, una persona transessuale deve prima avere un certificato che attesti lo stato di disforia di genere, poi deve prendere ormoni, chiedere autorizzazione al giudice per sottoporsi all'intervento chirurgico, effettuare l'intervento, chiedere al giudice il cambio anagrafico. Solo a questo punto lo stato impone lo scioglimento del matrimonio, in caso questa persona sia sposata.

Che significa? 

Significa che una persona transessuale può avere un coniuge prima della transizione, durante la terapia ormonale, vivendo nei panni che desidera, essendosi sottoposta a giudizio del giudice e ad interventi chirurgici di riattribuzione del sesso ma NO, non può più se cambia i documenti.

Se in una coppia eterosessuale uno dei due coniugi cambia sesso anagrafico lo stato separa la coppia, anche se vuole stare assieme.

Se la persona che transiziona non richiede il cambio di documenti può essere uomo, transessuale non operata o transessuale operata e nessuno ha niente da ridire. 


In Italia esistono già numerose coppie gay legalmente sposate. Solo per restare unite uno dei due coniugi deve girare con documenti falsi, documenti che non lo rappresentano più, ma che evidenziano l'ipocrisia di una società che non vuole arrendersi alle evidenze.

Firma la petizione http://goo.gl/BFjLxD

lunedì 31 marzo 2014

Franco: gli fu tranciato di netto il piccolo pene.

Franco, medico psichiatra, ci segnala questa brutta storia, scritta di suo pugno, su una persona ricoverata in psichiatria una decina di anni fa:

Nacque con i genitali esterni di maschio e di femmina, tutto insieme, maschio e femmina lo voleva Dio, la natura, ma non gli uomini, ed i suoi genitori dovettero scegliere che cosa dovesse diventare, e scelsero femmina.
Fu operato, quell’essere, ermafrodita vero o falso, gli fu tranciato di netto il piccolo pene, e rimase solo con i genitali esterni femminili.

Crebbe come femmina, fu educata , vestita da femmina, frequentava le amiche, andava in chiesa, tutto al femminile.

Divenne una bellissima ragazza, alta e bionda, e tutti potevano ammirare la sua bellezza. Una bella donna, nel corpo, ma maschio nella testa, maschio nella mente. Crebbe senza una precisa consapevolezza, si atteggiava a femmina perché cosi era la sua biologia esterna, perché un dì qualcuno fu costretto a fare una scelta per lei, qualcuno che desse una identità di genere a questo essere a cui la natura aveva dato i genitali esterni di ambedue i sessi.

Si poteva lasciarlo cosi ambiguo? si poteva aspettare che crescesse e decidesse lui stesso cosa fare e cosa diventare?

a lui/lei la scelta definitiva?

Crebbe da femmina, le sue amiche si fidanzavano, si sposavano, ma lei no. Senza un fidanzato, infine restò sola, senza amiche, e senza amici.

Odiò la madre che l’aveva reso femmina, e odiava il petto grosso che si fasciava fortemente con un panno, sino a farlo scomparire, si tagliò i capelli cortissimi, portava solo jeans e pantaloni larghi, parlava così, con il linguaggio del corpo, lui che non parlava con le parole, si vergognava tantissimo , se ne stava a letto e girava le spalle, scherzo della natura, massa ibrida, sfida all’identità, alle regole, diverso dai normali, diverso dai diversi, esso stesso si avvertiva come un essere schifoso, in colpa, ormai stressato, depresso, infine relegato a casa, rifiuto della società , oltre che della famiglia, ermafroditismo vero o falso?

Compiuti i 20 anni era rimasta sola, non era argomento affrontabile a casa, non poteva esordire dicendo: "Avete sbagliato tutto, io non sono una femmina, io sono un maschio". Orrore.!
Non era cosa che si potesse discutere a Gela, ormai era una mente maschile in un corpo femminile, si poteva pensare a rioperarlo per dargli un corpo da maschio, per dargli una dignità, una vita possibile, oggi si può, oggi si seguirebbe questa strada, negli ultimi anni l’opinione pubblica si è abituata a sentire tante cose strane o strambe, tante cose originali, ma allora, allora non avevamo ancora un governatore gay, non era di moda il transgender, non c’era l’unione europea a scrivere regolamenti per i diversi, non c’era un gay-pride, l’orgoglio gay, no.
Era troppo presto, cosi si viveva nella vergogna e nel silenzio, una tragedia si consumava in solitudine e senza parole, lo stupore, la vergogna superavano tutto.

Fu ricoverata in un reparto psichiatrico, per calmarla, per sedarla, per farle accettare una identità non sua. Fu ricoverata fra i pazzi, fu trattata da pazza, e si suicidò.
La trovarono schiacciata sul pavimento alle sei del mattino, precipitata dalla terrazza dell’ospedale, muta, epilogo triste di una impossibile vita
 (Franco Lauria, medico chirurgo, specialista in psichiatra).

L'ironia della sorte vuole che proprio a Gela, pochi mesi fa, in un caso analogo i medici si chiedesserò con tanto di risonanza mediatica se operare o no un altro neonato nato con genitali atipico, per dargli un sesso definito. Non sappiamo come è andata a finire questa storia e spero tanto questo pezzo possa arrivare a sensibilizzare tanti genitori che si trovano a dover ascoltare suggerimenti di medici che non sempre sono sufficientemente preparati.

Un corpo intersex va rispettato. I bambini hanno il diritto di poter scegliere, di poter sviluppare la propria identità di genere, di potersi definire maschi, femmine o altro.

Violare un corpo neonato con un bisturi produce solo sofferenza. Per questo chiediamo il divieto di chirurgie genitali su neonati intersessuali.

Firma la petizione http://goo.gl/BFjLxD 

Laura: siamo creme fatte di latte e uova

Ieri, a Cascina, durante l'incontro, un amico ha raccontato che i generi censiti sarebbero trentacinque.
Io, che sono io, e che quindi non dovrei, sono rimasta un po' sgomenta, e quando è stato il mio momento ho detto che il maschile e il femminile esistono, perché sostenere che non esistono uomini maschi e donne femmine a me pare davvero un esercizio acrobatico e poco convincente, se non per un piccolo club di fini pensatori.
Ciò che io amo di più nello scambio con gli altri è passare un messaggio che sia compreso a chi è diverso da me, molto diverso da me, perché accorcia le distanze tra noi, e questo mi rende sempre felice.
Così ho detto che il maschile e il femminile esistono ma, anche, che siamo tutti per genesi l'incontro di maschile e femminile (veniamo tutti al mondo da un maschio e una femmina, almeno per ora) e che dunque è impossibile che il "prodotto" umano sia privo di una di queste due componenti.
Non so come, mi è venuta in mente e immediatamente ho proposto, senza filtri, l'esempio di una crema i cui ingredienti base siano latte e uova; mescolando, portando a bollore e scodellando, avremo qualcosa che conterrà latte e uova, forse saprà più di latte, o più di uova, forse "ci sembrerà" che sappia solo di latte o che sappia solo di uova, ma non sarà possibile che non ci siano entrambi gli ingredienti della ricetta.
E quindi, ho aggiunto, i generi non sono trentacinque ma trentacinque milioni o trentacinque miliardi, e nascono dal miscelarsi di due ingredienti di base.
Questa cosa, se la dico a un pubblico in cui ci sono solo persone trans o queer o quelle altre sigle lì che non conosco bene tutte nel dettaglio, provoca sicuramente qualche "mmh" e qualche "sì però"; quelle persone "normali" (come chiunque è normale ma anche non lo è) hanno invece semplicemente pensato che fosse il caso di condividere unanimemente.
Mi ha fatto un immenso piacere, che abbiano condiviso con entusiasmo, perché il significato che ho attribuito va un po' oltre la vanità di sentirsi rivolgere un applauso (che pure mi seduce, confesso), e giunge sino a riconoscere che siamo il frutto - tutti - di una sola ricetta originale che comprende molti ingredienti e - quanto al genere - due di base che si possono variamente comporre ed esaltare, rispettando sempre il principio che entrambi sono necessari.
Mi ha fatto piacere perché è stato semplice spiegare che in fondo è un po' come se io avessi rivisto la mia coppettina di crema rimettendola sul fuoco, aggiungendo un po' di latte perché per me sapeva un po' troppo di uova, e che ora ci sono ancora le uova, ma l'impressione è che io sia una crema di latte.
Mi ha fatto piacere non tanto perché io così posso dire di essere uguale a loro, ma perché loro possono dire di essere uguali a me, e smettere di aver paura di sapere anche un po' di latte o di uova, e che quando qualcosa non incontra i nostri desideri, possiamo cambiarla.
Mi ha fatto piacere, infine, perché amo pensare alla logica dell'inclusione e non dell'esclusione, e che non siamo tutti maschi "o" femmine, ma maschi "e" femmine, fuori da logiche binarie.
Ché i binari van bene solo per far marciare i treni, e le etichette sul collo dei maglioni (Laura, attrice della compagni a Atopos).
 Noi siamo persone, per fortuna.

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venerdì 28 marzo 2014

Leonardo: perché sul documento c'è una F

ci scrive Leonardo:

Mi chiamo Leonardo e sono un ragazzo transessuale di 30 anni.Ero proprietario di un bar, ma l'ho chiuso ad agosto del 2013 a causa della crisi e ingenuamente pensavo sarebbe stato facile trovare un lavoro con la mia esperienza e le mie credenziali ma non è stato così! Ad ogni colloquio i datori di lavoro rimanevano estasiati dal mio curriculum,ma nel momento in cui, per onestà e costrizione, dichiaravo che i miei dati anagrafici non corrispondevano al mio aspetto, la risposta era sempre la stessa cantilena "le faremo sapere". Ora sono 6 mesi che non lavoro e nonostante la crisi avrei trovato un posto..
il direttore è a conoscenza della mia situazione e non ha fatto problemi, ma il problema c'è.. quest'azienda assume solo uomini come magazzinieri ed io su carta non lo sono ancora.. per quanto possa venirmi incontro il direttore della filiale, nel momento in cui provasse ad assumermi, la direzione generale respingerebbe la mia candidatura al posto di magazziniere perché sul documento c'è una F!! Avevo pensato di partire e andare all'estero ma poi?? Ho la barba, il vocione da uomo, l'aspetto di un uomo ma c'è scritto che non lo sono, quindi avrei gli stessi problemi che ho qui in Italia, anzi forse ne avrei di più ! All'aeroporto ,in un qualsiasi ufficio,stando sempre a spiegare,qui invece nonostante tutto vivendo in un piccolo paese posso ritenermi abbastanza fortunato...vado in banca ,vado alla posta,vado in comune e fortunatamente nessuno mi chiede nulla!Ma ieri sera di rientro a casa vengo fermato dai carabinieri, non della mia zona, e mi è stato intimato di portarmi in caserma in quanto andassi in giro con una patente rubata,e li ho dovuto dare spiegazioni su di me.. avrei preferito essere portato in caserma piuttosto che sentirmi come fossi un minorato! Ero da multa, avevo eseguito un sorpasso dove non avrei dovuto, andavo oltre il limite di velocità, non avevo la cinta.. ma dopo aver spiegato per quale motivo i miei dati non coincidevano col mio aspetto mia hanno dato una pacca sulla spalla e mi hanno mandato a casa! (Leonardo)


 Ovviamente nessuno può rifiutare un lavoratore in base al sesso.. non può ma può decidere che non sei idoneo. Puoi fargli causa, sta a loro dimostrare che il motivo della non assunzione è un altro. Ne vale la pena? Soldi spesi per una causa verso un'azienda che, anche dovessi vincere, potrebbe benissimo farti passare un periodo di prova insostenibile, mobbing e licenziamento alla prima scusa buona. Conviene?
All'estero, in alcuni paesi, gli italiani transessuali vengono accolti come persone che hanno diritto all'identità che desiderano, a Leonardo basterebbe firmare qualche modulo e avrebbe i documenti corretti. Ma nemmeno questo è facile. Servono soldi per migrare.

Leonardo è stato fortunato con i carabilieri che lo hanno fermato. Molte altre persone transessuali ci finiscono in caserma. Molte persone transessuali vengono prese in giro dalle pattuglie. Nei rapporti di potere siamo sempre svantaggiate e, spesso, il motivo è quel documento che, nel caso di Leonardo, porta su scritta una F.

Firma la petizione http://goo.gl/BFjLxD