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venerdì 5 dicembre 2014

#ddl405 in Italia è obbligatoria la sterilizzazione

Da "gli stati generali", L'articolo "Registrazione del cambio di sesso, in Italia è obbligatoria la sterilizzazione" di Angela Gennaro

Valeria è una donna. Donna si sente, come donna vive, ma sulla carta di identità resta il suo nome da uomo, Gino.Valeria non è più Gino, forse non lo è mai stata, ma quando degli agenti la fermano per un controllo, e lei fornisce le sue generalità femminili – perché questa, per Valeria, è la realtà – finisce in tribunale. L’accusa: false intestazioni sull’identità a pubblici ufficiali. Il risultato: una condanna di un anno di reclusione senza sospensione della pena. Succedeva sei anni fa a Taurisano, in Salento, ma accade al Nord come al Sud ancora oggi.
In Italia le persone transessuali vengono autorizzate al cambio dei dati anagrafici solo se hanno terminato un percorso che ha come risultato finale la loro sterilizzazione. Una sterilità non imposta per legge, come pure accade, ma di fatto: finché non è provata la sterilizzazione della persona, chirurgica o, in rari casi, medica, il cambio dati non viene autorizzato. Questo vuol dire passare 5, 6 anni o anche tutta la vita – nel caso in cui una persona non voglia operarsi – con dei documenti che non corrispondono più al proprio aspetto. La legge vigente, la 164/82, ha 32 anni. Un testo  “abbastanza vago, la cui interpretazione nei fatti è questa, fatta all’epoca come sanatoria per chi si era operato all’estero”, spiega Michela Angelini, promotrice di una petizione con oltre 8.300 firme su change.org per chiedere l’approvazione del ddl 405, “in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso” assumendo “il sesso sociale al di sopra di quello genitale”. “In tutte le sentenze c’è scritto che la persona è probabilmente sterile per via del trattamento ormonale”, continua Michela. “Nella maggior parte degli Stati, invece, è consentito cambiare almeno il proprio nome quando muta l’aspetto”.
Il rapporto Lunacek su diritti LGBT in Europa, approvato a febbraio scorso, invita gli Stati membri a non procedere con azioni di sterilizzazione forzata. Transgender Europe, no profit che mette insieme una serie di organizzazioni per “la piena uguaglianza e l’inclusione di tutte le persone trans”, pubblica ogni anno la mappa di questa Europa spaccata a metà tra Paesi in cui è necessaria la rettificazione chirurgica dei genitali per portare a termine le pratiche amministrative per il cambio sesso sui documenti e Stati in cui le cose stanno in modo diverso. In Spagna, Portogallo, Regno Unito, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Austria, Croazia, Bielorussia, Estonia e Svezia spesso basta un’autocertificazione. All’elenco si è aggiunta da poco la Danimarca, che permette il cambio di genere senza diagnosi clinica. La sterilizzazione “obbligatoria” vige in Italia Turchia, Francia, Belgio, Grecia ma anche Finlandia e Norvegia.
Michela Angelini è una donna nata maschio. “Vivo come donna da ormai tre anni e ho una relazione stabile con un ragazzo che ha fatto il percorso inverso al mio, da donna a uomo”, si legge nella sua petizione on line. “Abbiamo una vita tranquilla e felice finché non abbiamo necessità di utilizzare i nostri dati anagrafici”. Inevitabili, racconta, i problemi e le “continue violazioni della privacy”. “Io, come tante altre persone transessuali, non ho intenzione di subire mutilazioni genitali, perché sono in perfetta sintonia con il mio corpo attuale”. Quindi che fare, mentre ad ogni pagamento con carta di credito, ad ogni fattura emessa, ad ogni lavoro trovato e perso ci si trova a dover spiegare perché sui documenti c’è un nome maschile?
La politica dovrebbe dare una risposta, se non altro perché ormai obbligata da una sentenza della Corte Costituzionale, la 170. Succedeva ad agosto, nello stesso periodo in cui i giornali raccontavano la storia di Nicole, trans di Carrara morta a 37 anni, donna ormai da 17, vestita da uomo per il suo funerale per volere della famiglia. In quei giorni arrivava la pronuncia della Consulta sul caso del divorzio imposto a una coppia modenese, in cui il marito aveva cambiato sesso diventando una donna. I due avevano chiesto di mantenere in vita il loro legame e invece il matrimonio è stato annullato d’ufficio.
“La sentenza della Corte dice che la legge 164 è costituzionalmente illegittima laddove impone il divorzio tra i coniugi in caso di cambio di sesso di uno dei due senza prevedere che ci possa essere un’altra forma per continuare il rapporto anche sul piano delle tutele giuridiche”, spiega Sergio Lo Giudice, senatore in quota Pd e papà del disegno di legge 405 sul cambio sesso. Un disegno di legge per cui ha chiesto la calendarizzazione da quasi un anno, a marzo scorso. “Il punto è che si è fermato tutto”, tuona Alberto Airola, senatore pentastellato autore a sua volta di un altro disegno di legge sul tema, molto simile a quello del collega della maggioranza. “Confluiremo su un unico testo, troveremo un relatore, non molleremo”, continua. “La situazione però è di stallo: i diritti lgbt e civili sono temi troppo divisivi per la maggioranza”.
Il punto è che il vuoto di legge evidenziato dalla sentenza della Consulta rivela il nervo scoperto delle unioni civili. “La risposta alla Corte non può che essere legiferare su un nuovo istituto giuridico che riconosca anche i diritti di quella coppia il cui matrimonio viene annullato in seguito al cambio di sesso di uno dei coniugi”, dice ancora Lo Giudice. “Contemporaneamente c’è da rivedere la 164. Dopo la sentenza della Consulta esiste un’urgenza oggettiva”.
Con questo governo? “È evidente che c’è oggi un attacco formidabile da parte del centrodestra nei confronti di qualunque azione di contrasto alle discriminazioni omotransfobiche o di riconoscimento dei diritti delle persine LGBTI,  che loro definiscono con l’astrusa formula di ‘ideologia del gender’”, chiosa Lo Giudice. “Ma volere è potere: nel 1982 un governo democristiano e un parlamento a maggioranza di centrodestra ha approvato la 164 che allora era una delle leggi più avanzate del mondo in tema di cambio di sesso di persone transessuali. Stiamo portando in aula la proposta di legge sul divorzio breve che è stata approvata in Commissione Giustizia con un voto trasversale M5S e Pd contro il parere del centrodestra. Il mio partito in questo periodo fa fatica a votare compatto su tante cose. Ma alla fine, se si vuole, troveremo la via. Il punto è cominciare”.
“Il mio disegno di legge, insieme a quello di Lo Giudice, sono cruciali nella questione culturale e politica per uscire dal medioevo”, chiosa Alberto Airola. “La situazione culturale è peggiorata e fa fede l’attacco della Cei e di una parte della politica di estrema destra fa a diritti lgbt, strumentalmente: non si capisce come dare diritti ad una famiglia gay li tolga ad una famiglia etero”. Da regolamento del Senato l’opposizione, ogni due mesi, può presentare e far discutere un ddl. “Fino ad oggi ce lo hanno sempre negato”, sostiene Airola. “Ma finalmente per mercoledì hanno calendarizzato il reddito di cittadinanza. Userò questo strumento per chiedere anche io di calendalizzare il ddl sul cambio sesso. Ma dovrebbe essere la maggioranza a farlo: è a causa sua che si affossa il percorso legislativo di questa legge”.

martedì 8 luglio 2014

Leda, che dopo il divorzio è diventata donna. Ma non sui documenti

Tamara Ferrari, sul suo blog melanova di vanityfair, racconta la storia di Leda:

«Per una vita mi sono sentita malata, un mostro. Ho cercato in tutti i modi di reprimermi e, sbagliando, ho pensato di costruirmi una vita come tutti gli altri. A 28 anni, pur non avendo mai avuto fino ad allora alcun tipo di relazione sentimentale, mi sono sposata, e mi sono ritrovata a far cose che il mio corpo aborriva, dovevo comportarmi da uomo ma il mio corpo non se la sentiva». Leda ha 48 anni. Per tutta la vita ha vissuto da uomo, pur sentendosi donna dentro. «La pressione sociale era forte, e quando ero adolescente non c’era Internet, non c’erano le possibilità di informarsi che ci sono oggi. Sono cresciuta sentendomi “sbagliata”. Solo dopo l’avvento della rete ho cominciato a capire. Facendo ricerche online ho scoperto che non ero l’unica. E mi sono resa conto che non potevo più mentire a me stessa e agli altri».
«Da un anno sto facendo le terapie ormonali, il mio corpo è già cambiato, ho perso molti chili, mi vesto e vivo da donna», racconta, «Ma sulla carta d’identità c’è ancora il mio nome da uomo perché la legge attuale prevede il cambio dell’identità sui documenti solo dopo l’intervento chirurgico per cambiare sesso». Poi precisa: «O meglio, la legge non parla di operazione, ma i giudici hanno sempre applicato l’interpretazione più restrittiva, così oggi in Italia cambi nome sui documenti solo dopo che ti sei operata, e la burocrazia è lunghissima. Ma questo non è giusto».
«Non si può “obbligare”una persona ad operarsi, l’intervento non è
una passeggiata, molti non possono permetterselo a causa delle loro condizioni di salute»
«Io ci ho messo tanti anni prima di accettare me stessa per quello che ero», racconta Leda, «Da giovane stavo male, mi sentivo sbagliata. A 21 anni sono andata in terapia, dopo due anni la psicologa è riuscita a farmi ammettere che mi sarebbe piaciuto essere una ragazza, ma non è andata oltre, forse perché non era preparata. Vent’anni fa non era mica come oggi!».
Dopo le nozze, ha avuto due figli. «Ma il matrimonio non funzionava, lo mandavamo avanti solo per amore dei ragazzi e per motivi economici», racconta Leda, «Nel frattempo, all’insaputa di mia moglie ho ripreso a frequentare delle sedute terapeutiche, poiché stavo troppo male, e piano piano ho acquistato consapevolezza di me. E lì è stato un dramma, perché non sapevo più che cosa fare. C’era una moglie, c’erano dei figli, c’erano delle responsabilità. Ma c’era anche la vera me stessa che premeva per uscire fuori. Alla fine è arrivato il momento in cui non sono più riuscita a nascondermi, mia moglie ha scoperto tutto e c’è stata la separazione, traumatica».
Leda è andata a vivere da sola, in un paesino in provincia di Savona. Era preoccupata per i suoi figli: «Non volevo che subissero il trauma di vedere il loro padre diventare donna». E per il suo lavoro: «Sono camionista. Ho continuato a lavorare, ma nel frattempo, dopo aver iniziato le cure ormonali, il mio corpo ha cominciato a cambiare, ho perso sette chili. Il mio datore di lavoro se n’è accorto, ho dovuto raccontare quello che mi stava succedendo. Mi sono resa conto di quanto in Italia ci sarebbe bisogno di professionisti che aiutino i datori di lavoro ad affrontare i casi come il mio. Ci vorrebbe un osservatorio, che aiuti entrambe le parti ad affrontare il problema».
E poi c’è la questione dei documenti. «Io, per ora, l’ho risolta andando in comune e facendo mettere sulla carta d’identità la mia foto attuale. Così, anche se c’è il mio nome da uomo, nell’immagine si vede che sono una donna. Con questo escamotage finora non ho avuto problemi. Certo, sarebbe meglio se finalmente potessi chiamarmi Leda anche sui documenti. Per questo chiedo anche io che la legge venga modificata, e che venga fatto in fretta».

lunedì 30 giugno 2014

Lavoro, sieropositività e transessualità «Ancora troppi pregiudizi e poche leggi»

La ricerca di un’occupazione è difficile per molti, ma lo è di più se si fa parte di una delle cosiddette categorie di minoranza. Anche all’interno del mondo Lgbt. «Basta alla criminalizzazione del contagio», dice Sandro Mattioli, presidente nazionale di Plus Onlus. «La legge per il cambio di sesso sui documenti va cambiata», aggiunge l’attivista Michela




 Trovare lavoro è un’impresa in alcuni casi, soprattutto in considerazione del periodo di recessione economica come quello che si sta vivendo negli ultimi anni. E trovarlo è ancora più difficile per chi fa parte della comunità Lgbt e, più nello specifico, per chi all’interno di questa comunità si trova in uno status ancora più di nicchia. È il caso dei sieropositivi, sempre più numerosi nel mondo Lgbt, al contrario di quanto invece accade al mondo degli eterosessuali. «Secondo i dati del centro operativo per l’aids del ministero della Sanità – spiega il presidente nazionale di Plus Onlus, rete persone lgbt sieropositive, Sandro Mattioli – negli ultimi due anni le nuove diagnosi dimostrano un aumento del 18 per cento di sieropositivi tra gay, lesbiche e trans, mentre c’è una diminuzione nelle altre categorie».
Il virus è più diffuso tra i gay «per almeno tre motivazioni»,  afferma Mattioli. Una è la vulnerabilità biologica legata alla pratica sessuale anale, «in quanto le mucose di questa zona sono più recettive », spiega. La seconda è di ordine sociale, «è legata alla vastità di relazioni e incontri occasionali, oltre il 50 per cento di quali avviene tramite il web, mentre in terzo luogo bisogna parlare di un problema strutturale», aggiunge Sandro Mattioli.
«Fino a quando ci saranno la  criminalizzazione del contagio e lo stigma della sieropositività, cosa che accade anche all’interno del mondo Lgbt, molti non faranno il test. Troppo spesso si arriva a diagnosi tardive», dice. Ciò che è importante è parlarne e fare comunità, secondo il presidente di Plus onlus che coglie l’occasione della settimana del Pride per presentare l’opuscolo Sesso gay positivo. «Con un linguaggio diretto e popolare facciamo capire che tutto è possibile, che fare sesso con una persona sieropositiva non è qualcosa di cui avere paura», dichiara.
Ma la ricerca del lavoro è un problema anche per altri membri della comunità Lgbt: i transessuali. Diversi sono i pregiudizi che accompaganno la categoria, primo tra tutti quello che identifica il transessuale con la prostituta. «La maggior parte, invece, è gente normale come tutti noi», sostiene Egon, attivista transessuale. Ma non solo. «Qualcuno è semplicemente razzista», afferma Nicole. «Altre volte la colpa è nostra che siamo troppo esibizioniste, marcando gli stereopiti che ci accompagnano», aggiunge Roberta. «Ma in generale non c’è lavoro per nessuno. La mia transessualità non mi ha creato problemi in questo senso», continua Nicole.
Poi c’è il problema della divergenza tra il sesso sul documento e l’aspetto fisico. Ma ciò che davvero manca, secondo l’attivista Michela, «è un impegno da parte dello Stato e delle associazioni che spesso si limitano a tamponare le carenze del sistema sanitario». L’ultima legge di riferimento è del 1982 e «permette di cambiare sesso sul documento previa autorizzazione di un giudice, se è avvenuta una modifica dei caratteri sessuali. -spiega Michela – ma non specifica se si tratta di caratteri primari, ovvero genitali o secondari cioè in riferimento all’aspetto e quindi tutto è nelle mani del giudice».
«Una legge ottenuta dopo tante lotte e dopo la quale mi sono  sposata», ricorda Pina Bonanno, storica transessuale che ha fondato il Mit, movimento italiano transessuali, negli anni ’80. «Ma che va modificata al più presto», continua Michela. «La nuova proposta va verso l’autoderminazione, perché è assurdo che debba essere un giudice e non tu a decidere se puoi mettere il sesso che ti rappresenta sul documento», conclude Egon.

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I documenti sono il nostro vero dramma - La stampa, Torino


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domenica 15 giugno 2014

#ddl405 Radicali Catania


Gianmarco Ciccarelli, per i Radicali Catania, sostiene la nostra battaglia per una nuova legge a sostegno dei diritti delle persone trans*. Con lui Vittoria Vitale, donna transgender che, nonostante sia ad un passo dalla laurea e anche grazie al supporto dei radicali, si sta battendo perché nell'ateneo catanese sia introdotto il doppio libretto (la possibilità di avere riconosciuto il nome coerente con il proprio aspetto per tutti gli studenti in transizione all'interno dell'università).










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Oltre alla raccolta firme per il ddl405 al banchetto è stato possibile sottoscrivere anche l'appello dell’Associazione Radicale Certi Diritti rivolto al Parlamento affinché risponda all'invito della Corte Costituzionale che con la sentenza n. 138 del 2010 ha riconosciuto la rilevanza costituzionale delle unioni omosessuali e sollecitato il Parlamento a legiferare.

martedì 10 giugno 2014

Il Roma Pride è con noi



Diritti è una nuova legge per le persone trans* e intersessuali, che ne riconosca il diritto all'autodeterminazione, all'identità e all'integrità fisica. La violenza che subiscono le persone trans* in Italia, nel nostro paese, è inconcepibile. Il nostro è il primo paese per violenza e un paese dove è quasi impossibile per le persone trans* trovare lavoro e alloggio. [..] Oggi in questa piazza siamo tutti e tutte trans* e voglio ricordare con forza che se oggi siamo qui al pride lo dobbiamo soprattutto a quei tacchi a spillo che furono lanciati a New York nel 1969. Grazie.




Queste politiche intervengono a vari livelli, su bambini e bambine intersessuali, che subiscono interventi invasivi con farmaci e bisturi a scopo puramente estetico. Interventi basati solo sulla necessità di adattare i loro corpi all'immagine che ci aspettiamo debbano avere un corpo maschile e uno femminile. Anche alle persone trans* per poter richiedere il cambio del nome, vengono imposte operazioni a cui non vogliono o non possono sottoporsi.


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domenica 1 giugno 2014

«Io sono una ragazza come tante altre»

Vittoria Vitale ha 23 anni ed è nata maschio. Da quando ha avuto la possibilità di poter parlare ad alta voce porta avanti una battaglia personale, che non è solo sua ma di tutti coloro che cercano di affermare la propria identità, senza badare al sesso con il quale sono nati.
Vengono definiti con la sigla LGBT, cioè lesbiche, gay, bisessuali e transgender che combattono per formare una coscienza comune e rompere i pregiudizi che, anche sotto il velo della tolleranza moderna, continuano a dilagare anche oggi. Abbiamo incontrato Vittoria nel suo ambiente quotidiano, l’università, e ha subito iniziato a parlarci dei progetti che porta avanti ma, dal momento che usava termini che sentiamo spesso ma di cui non conoscevamo il significato preciso, abbiamo pensato di creare un piccolo vocabolario per chiarirci un po’ le idee.

  • Identità di genere: la percezione che ogni individuo ha di se stesso, il genere al quale si sente di appartenere; questo non è determinato necessariamente da fattori biologici e non riguarda l’orientamento sessuale.
  • Orientamento sessuale: indica l’attrazione emotiva e/o sessuale che un individuo prova per un altro, non è correlata al sesso biologico.
  • Sesso biologico: appartenenza biologica al sesso maschile o a quello femminile, determinata alla nascita.
  • Ruolo di genere: l’insieme dei comportamenti e degli atteggiamenti che la società si aspetta da uomini e donne in una determinata cultura e in un preciso periodo storico.
  • Transgender: termine coniato negli anni ’80 negli Stati Uniti da movimenti di protesta contro il genderismo, cioè contro coloro che sentivano il bisogno di categorizzare tutti gli individui in base all’appartenenza ad uno dei due generi classici.
Vittoria, a Catania, non è sola. Lei fa parte infatti dell’associazione universitaria Queer as Unict, che accoglie persone LGBT con due scopi principali: fornire sostegno ai membri rispettandone la privacy e sensibilizzare l’opinione comune catanese con iniziative informative su tematiche LGBT.
«Speriamo di poter inaugurare presto una collaborazione con le scuole per un progetto di educazione alla sessualità» - ci spiega Vittoria - «dal momento che è durante l’adolescenza che è più difficile tirar fuori la parte più vera di sè». Per quanto riguarda l’ambiente che ha trovato una volta approdata all’università, Vittoria è positiva: «Mi sono sentita subito meno additata, è stato facile trovare ragazzi con i quali confrontarsi e condividere le difficoltà di tutti i giorni».
La vita di tutti i giorni è il tasto dolente per Vittoria, che ha difficoltà in operazioni banali per il resto della gente, come mostrare il documento di riconoscimento ad un esame o quando paga con la carta di credito, momenti che diventano imbarazzanti per lei e per il suo interlocutore. «In Italia c’è troppa ignoranza sulle persone transessuali, io voglio distruggere il luogo comune secondo il quale trans è uguale a prostituta. Gli stereotipi fanno parte del nostro modo di pensare ma non devono diventare gabbie che ci impediscono di vedere la realtà», continua: «io sono una ragazza come tante altre e come tale voglio essere considerata e riconosciuta».
Il riconoscimento, secondo Vittoria, deve venire prima di tutto dallo Stato; è per questo che ha aderito alla petizione lanciata su Change.org da Michela Angelini per la modifica dell’attribuzione di sesso prodigandosi per tutto l’Ateneo catanese anche attraverso il volantinaggio.
Tentativi di modifica ci sono già stati in passato, ma senza i risultati sperati, e il mondo della politica è sordo alle richieste che vengono da tutta la penisola. La normativa vigente è decisamente vecchia, la legge 164 del 1982 sulla rettificazione di attribuzione di sesso prevede questa possibilità solo per i soggetti che abbiano cambiato sesso tramite procedura medico-chirurgica; «La procedura inoltre non è immediata, possono trascorrere anche cinque o sei anni per terminare le prassi burocratiche» - afferma Vittoria - «Chi pratica la riassegnazione chirurgica del sesso vede riconosciuto il suo nuovo status completamente, può sposarsi e adottare dei figli mentre chi decide, per motivi personali, di non sottoporsi all’operazione pur seguendo le cure ormonali del caso è costretto a vivere in questa sorta di limbo legale» e continua «dove la scelta di affrontare procedure chirurgiche rischiose diventa quasi obbligata se si vuole essere riconosciuti per quello che si è».
Vittoria è una studentessa universitaria e, per concludere, ci lascia infatti con una piccola chicca letteraria: «Sapevate che Hans Christian Andersen era gay? Secondo voi di cosa parlano storie come Il brutto anatroccolo o La sirenetta se non di persone che si sentono estranee al loro corpo?», individui (e cigni) che stanno stretti nelle loro “piume”, che sognano corpi diversi da quello con cui sono nati e che per farsi riconoscere nella loro unicità non smettono mai di lottare.

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venerdì 23 maggio 2014

Transessuali e documenti. Una proposta di legge per allargare i diritti

Articolo di Geraldina Morlino pubblicato su mentelocale.it

Alcune situazioni e piccoli gesti quotidiani, a volte, vengono dati per scontati. Invece, per molti, costituiscono momenti di sofferenza. Quanti di noi si fanno intestare una fattura, oppure pagano con carta di credito, passano un check-in e pensano sia un'azione come tante altre? Ebbene, non per tutti avviene nello stesso modo. Per le persone transgender e transessuali, il cui nome sui documenti non corrisponde più al proprio aspetto, non si tratta di azioni così semplici.
In Italia, in virtù della legge 164/82, per cambiare l'indicazione di sesso e nome, occorre un iter medico e giuridico estremamente lungo e costoso.Inoltre, troppo frequentemente, la modifica viene concessa solo dopo la sterilizzazione chirurgica, intervento invasivo che, spesso, non viene scelto. Per garantire, quindi, dignità e inserimento sociale alle persone transessuali e transgender, è stato presentato il disegno di legge 405.
Il ddl chiede che il cambio anagrafico non dipenda da un giudice ma dalla propria decisione, per sancire il diritto a un'identità coerente con il proprio aspetto. La proposta intende, inoltre, evitare le chirurgie genitali sui neonati intersessuali,che vengono effettuate per dare loro un sesso definito.
Approfondisco questi argomenti grazie a Michela Angelini, che ha lanciato una petizione tramite change.org, con cui chiede alla Presidente della Camera Laura Boldrini e al Presidente del Senato Pietro Grasso che la proposta venga al più presto avviata all'iter di approvazione e poi convertita in legge. Michela, inoltre, gestisce disegnodilegge405, il blog dove raccoglie e condivide pensieri e storie di vita e di discriminazione.
A sostegno della petizione, vi è anche uno spot, da un'idea di Matteo Tortora, con la collaborazione degli attori Sandra Garuglieri e Alessandro Baldinotti. Vi proponiamo il video in apertura di questo articolo.
Michela vive come donna da alcuni anni, e ha una relazione stabile con Egon Botteghi, che ha fatto il percorso inverso (da donna a uomo), e che è anche genitore.
Infatti, li ho conosciuti a Roma, durante il meeting annuale della Rete Genitori Rainbow. Conducono una vita serena e felice, allietata dalla presenza della bimba e del bimbo di Egon.
I problemi nascono quando devono utilizzare i dati anagrafici. Loro, come tante persone transessuali, sono in piena armonia con il proprio corpo, e non intendono subire mutilazioni genitali. I loro documenti, però, non li rappresentano più. Questo dà adito a problemi importanti, nonché alla violazione della privacy. L'idea della petizione è nata dopo la messa in onda della puntata I dieci comandamenti, intensa e bellissima, trasmessa su Rai3, dove si racconta della transizione di Egon e Michela in modo talmente semplice e naturale da non aver procurato nessuna voce di dissenso, né a loro direttamente, né attraverso i canali Rai. Quindi, insieme, hanno pensato che le persone siano sovente più avanti della politica e, quindi, quest'ultima debba cambiare.
Il blog presenta le esperienze e i motivi di chi sostiene la petizione che, ad oggi, ha raggiunto le 7000 sottoscrizioni. Troviamo tantissimo materiale su cui riflettere. Mi piacerebbe poter citare tutto, ma ovviamente è impossibile. Faccio, quindi, solo qualche esempio. Mi è piaciuta particolarmente la storia di Irene. Mi affascina quando afferma di riconoscersi come donna ampia, così ampia da comprendere quella parte maschia presente in tutti gli esseri umani, aldilà degli organi genitali. A questo proposito, riporta un pensiero di Mario Mieli, secondo cui il transgenderismo è presente in ognuno di noi. E poi, conclude, le persone transessuali e transgender rendono visibili una condizione magnifica e complicata che, in realtà ci riguarda tutti. Confesso che questa visione mi attrae davvero tanto.
Poi ho apprezzato la delicatezza di Viola, che con una frase descrive perfettamente la sofferenza che deriva dalla dignità calpestata: «Prima del fatidico istante in cui dovrai esibire il tuo documento, speri che dopo averlo visto continuino a chiamarti Signora».
Trovo particolarmente belle le parole di Giulia quando scrive: «Il corpo è uno strumento che serve a suonare la musica che hai dentro».
Stefano, che prende il testosterone da sei mesi, racconta di aver ricevuto telefonicamente una proposta di apertura conti correnti a buone condizioni. Ha lasciato che lo inquadrassero come uomo. Poi, confuso, ha chiesto il numero di telefono per ricontattare. Ma non richiamerà. Non se la sente di mostrare i documenti in cui risulta ancora donna e, di conseguenza, dovere fornire spiegazioni. Pur senza smettere di vivere, sta riducendo i rapporti umani al minimo in attesa del cambio anagrafico.
Dalle testimonianze apprendiamo come sia difficile, per una persona trans svolgere un'attività con partita iva, come professionista o ditta individuale, in quanto dovrà indicare nel timbro e nell'intestazione delle fatture il nome originario. E il rischio di perdere clienti è, purtroppo, davvero alto. Tante/i, invece, rinunciano a presentarsi ai colloqui di lavoro.
Tendiamo sempre a ragionare secondo il binarismo di genere. Se però guardiamo con altri occhi, ci rendiamo conto come la realtà sia composta da tante situazioni differenti. Esiste un continuum dove il femminile e il maschile rappresentano i poli estremi, ma con infinite sfumature possibili e intermedie. Quest'ottica valorizza le differenze. Dovremmo essere liberi di scegliere secondo il nostro sentire. Per tutto ciò che non comprendiamo, esiste un metodo efficace, che si chiama conoscenza. Mette in gioco se stessi ma ci apre agli altri e alle emozioni. E' un'esperienza da cui non si torna più indietro.
Ho una piccola e innata passione: conservare in un quaderno mentale le frasi che mi colpiscono. Nel blog ce ne sono tante, alcune le brevemente ho citate. Ne lascio una di Michela come spunto finale, affinché si continui a parlare di questi argomenti: «Ogni individuo, con il suo modo unico di esprimere sesso, genere ed orientamento sessuale, è una diversa tonalità di colore di un arcobaleno di varianti, che non prevede quelle gabbie dentro cui costringiamo i diversi da noi per allontanarli dalle nostre paure».


domenica 18 maggio 2014

Omofobia, la storia di Vittoria: “Io transgender chiedo una legge. Subito”


Da Il fatto quotidiano





All'anagrafe il suo nome è maschile, ma lei, 23enne universitaria a Catania, da quando ha memoria si sente una femmina. Oggi sarà nella sua città per sensibilizzare le persone in occasione della Giornata mondiale contro le discriminazioni a sfondo sessuale. "Ma il mio obiettivo è confrontarmi faccia a faccia con i politici che denigrano e umiliano chi, come me, si rifiuta di sottoporsi a operazioni chirurgiche per definire la propria identità"
[..]
L’università non è l’unico ambiente dove Vittoria si sente discriminata. Iscriversi in palestra, affittare un appartamento con altre coinquiline, prendere la patente o viaggiare possono diventare problemi insormontabili se sulla carta di identà c’è scritto Simone, ma tu sei in tutto e per tutto Vittoria. “Sono arrabbiata nei confronti di una politica che ghettizza e umilia chi, come me, non sente alcuna necessità di sottoporsi a un’operazione chirurgica – racconta ancora - Come si fa a non rendersi conto che una legge contro l’omofobia e la transfobia è necessaria? Come possono quelli che dovrebbero rappresentarci usare parole di odio nei nostri confronti istigando chi già ci discrimina a compiere atti di violenza fisica e verbale?”. Eppure, dice, sarebbe semplice dotarsi di una norma degna di un paese laico: “Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha parlato della ‘civil partnership’ all’inglese, ma forse è rimasto indietro perché, nel frattempo nel Regno Unito hanno approvato il matrimonio tra persone dello stesso sesso“.
Oggi alle 16, in occasione della Giornata mondiale contro omo e transfobia, Vittoria sarà in piazza Stesicoro a Catania. Insieme a Queer as Unict, Stonewall Siracusa e alla sezione etnea del Sism, chiederà ai passanti di fermarsi per scattare una foto e testimoniare la volontà di lottare contro il pregiudizio. Un’occasione per far conoscere anche la battaglia portata avanti dalla veterinaria transessuale Michela Angelini: una raccolta firme per chiedere la modifica della legge 164/82 che disciplina l’attribuzione del sesso. In base a questa norma i nuovi documenti vengono rilasciati solo dopo l’operazione chirurgica (lunga fino a sei anni, costosa e dolorosa). “Non ho intenzione di subire mutilazioni genitali“, puntualizza Michela nella petizione. Come Vittoria, questa ragazza di Livorno è “in perfetta sintonia con il suo corpo attuale” e non sente, quindi, la necessità di sottoporsi ad alcun intervento definitivo. La richiesta – indirizzata alla presidente della Camera Laura Boldrini e al presidente del Senato Pietro Grasso – è semplice: accelerare i tempi di approvazione del disegno di legge 405 perché il cambio anagrafico non dipenda da un giudice, ma da una decisione personale. “Vogliamo documenti che rappresentino la nostra persona e non i nostri genitali”.

Leggi l'articolo completo


Guarda l'intervista a Vittoria de "il fatto quotidiano" girata in occasione dell'IDAHOT


venerdì 16 maggio 2014

Giornata contro omofobia e transfobia, iniziative e battaglie per l’uguaglianza


Da Il fatto quotidiano

"Ed è sempre in rete che Michela Angelini, attivista per i diritti delle persone transessuali, sta raccogliendo le firme per chiedere la modifica dell’iter legislativo alla base del cambio di sesso. “In Italia – spiega Angelini – per cambiare l’indicazione di sesso e nome sui documenti viene richiesto un lungo e costoso iter medico e giuridico che può durare anche sei anni e che troppo spesso viene concesso solo dopo l’avvenuta sterilizzazione chirurgica”. Questo significa, come viene raccontato nel video realizzato per la campagna, che se una persona ritiene di avere un genere diverso dal sesso di nascita, perché ad esempio si sente uomo, ma ha un apparato riproduttivo femminile, anche se ha sembianze maschili (perché ha preso gli ormoni), non potrà mai avere i documenti appropriati se prima non si sottopone alla trafila di una legge vecchia di 32 anni. Il disegno di legge 405, di iniziativa del senatore Pd Sergio Lo Giudice, secondo Angelini “è il primo modo utile per contrastare la transfobia. Infatti, avere l’identità di genere che uno si aspetta è fondamentale in una società come la nostra dove tutto è ricompreso nel binarismo uomo e donna. Basterebbe fare come in Spagna e in Inghilterra, stati in cui c’è una legge simile a quella che chiediamo”.



Il disegno di legge 405 riguarda anche le persone intersessuali, nate cioè con cromosomi sessuali, apparato genitale o caratteri sessuali secondari che variano rispetto a ciò che è tradizionalmente considerato come femminile e maschile. La questione dell’intersessualità è al centro di un movimento europeo che lo scorso ottobre ha portato all’approvazione di una legge, in Germania, che prevede che sui documenti oltre al genere femminile e maschile ci sia il genere “intersessuale”.


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mercoledì 14 maggio 2014

Vittoria: giovane, colta, combattiva e transgender

Articolo pubblicato su oggimedia.it da M. Daniela Basile

Vittoria ha ventitré anni, lunghi capelli rossi e studia Comunicazione. «Attualmente sono l’unica studentessa transessuale dichiarata a Catania e vivo ogni giorno i problemi legati a ignoranza, pregiudizio e quelli provocati da una legislazione inadeguata». Vittoria è nata in un corpo maschile e fin dall’infanzia sapeva che non le apparteneva. «Dopo aver preso la maturità, ho finalmente intrapreso il mio percorso di transizione».
«Abbiamo seguito quattro transgender nel percorso chirurgico del cambio di sesso, due di queste siero positive – racconta il professor Luciano Nigro, presidente regionale dell’LILA – Lega italiana per la lotta contro l’Aids – i tempi di risposta del giudice non sono lunghi e le spese mediche sono coperte dall’Asl. È però assurdo che per accedere all’iter bisogna chiedere il permesso ad un giudice – inoltre – non tutte le persone transessuali vogliono sostenere l’operazione, e molte vivono tutta la vita senza farlo».
Nei paesi dell’Unione europea le persone transgender che non si sono sottoposte a operazioni si stima siano un milione e mezzo. Regno Unito, Spagna, Portogallo, Germania, Austria sono paesi nei quali il riconoscimento giuridico dell’identità di genere non dipende dall’intervento demolitivo e ricostruttivo dei genitali, rispondendo così al pronunciamento 2003 della Corte europea dei diritti umani.
In Italia la legge proposta del senatore Sergio Lo Giudice (PD) interverrebbe proprio su questo punto, il cambio anagrafico del sesso diventerebbe competenza del prefetto che, ricevuta la richiesta accompagnata da certificazione medica di disforia di genere, autorizzerebbe, entro 30 giorni, la modifica dei documenti. Svincolandola così dall’intervento chirurgico.
«Stiamo conducendo una campagna di raccolta firme che sostiene la proposta di legge 405» spiega Vittoria che, insieme al collettivo studentesco Queer as unict, nato nell’ottobre 2013, invita a firmare su change.org la petizione lanciata da Michela Angelini.
«Oltre ai problemi burocratici, ci sono quelli culturali – racconta Demetra, ventiduenne iscritta a Medicina – Mi sorprende incontrare studenti omosessuali che ci seguono attentamente sui social network, ma che preferiscono scriverci in privato piuttosto che commentare i post  pubblicamente. C’è ancora un forte senso di solitudine e timore».
Solitudine che il gruppo Queer as unict, di cui Vittoria fa parte, sta cercando di spazzare con leggerezza e coraggio, esempio ne è la campagna di sensibilizzazione “Scatta l’uguaglianza. La tua faccia contro il pregiudizio”. «Ci siamo detti, perché aspettare il 17 maggio, la giornata contro l’omofobia?».
«Lo stereotipo che più di ogni altro va eliminato dal sentire comune è quello: transessuale uguale prostituta. Sono una giovane studentessa come tutte le altre, non mi sono mai prostituita, non ho mai pensato di farlo e mai lo farò. Sogno una storia d’amore come tutte le mie coetanee» conclude sorridendo Vittoria.

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Michela, donna da tre anni ma non sui documenti: «Basta discriminare le persone transessuali»

Dal blog di Vanity Fair di Tamara Ferrari (malanova.vanityfair.it)

«Avevo superato tre colloqui di lavoro. All’ultimo, l’esaminatore mi aveva persino fatto i complimenti. Ma subito dopo è arrivata la domanda che temevo: “Signorina, mi dia i suoi documenti”. Sulla carta d’identità c’era il mio nome da uomo. Il lavoro è andato a qualcun altro». Michela è nata maschio, ma da tre anni è donna. Non si è operata, non ne ha nessuna intenzione. «Non voglio subire mutilazioni, sono in perfetta sintonia con il mio corpo attuale. Voglio solo essere riconosciuta per quello che sono», dice. Ma in Italia c’è ancora tanta discriminazione nei confronti delle persone come lei. E, là dove non colpisce la transfobia, ci pensa la burocrazia.
Anche Michela, così come Nicole (della quale avevamo parlato qui) e Monica (la sua storia la trovate qui), ha un corpo da donna, ma documenti da uomo. «In Italia per cambiare l’indicazione di nome e sesso sui documenti viene richiesto un lungo e costoso iter medico e giuridico che può durare anche 6-10 anni e che troppo spesso viene concesso solo dopo l’avvenuta sterilizzazione chirurgica», mi spiega al telefono Michela, «Durante questo periodo si è costrette a convivere con l’aspetto desiderato ma con documenti che non ci rappresentano più. Le conseguenze sono problemi inevitabili sul lavoro, che spesso viene perduto oppure negato, e continue violazioni della privacy».
Come per Nicole e Monica, anche Michela da quando è donna ne ha passate delle belle. E non solo lei, ma anche il suo compagno. «Lui ha fatto il percorso inverso al mio: nato donna, è diventato uomo da qualche anno. Quando era donna, è stato sposato ed ha avuto due figli. Ma poi ha capito che non poteva continuare a nascondere e a reprimere la sua vera natura, ed ha trovato il coraggio di diventare uomo».
«Noi due viviamo in sintonia, gli unici problemi arrivano da questa società nella quale viviamo, che è impreparata e intollerante e che, sulla base di una legge vecchia 32 anni, ci costringe a vivere con un nome, con un’identità anagrafica che non ci appartiene più. Così, per esempio quando paghiamo con la carta di credito, ci capita di dover spiegare perché sui documenti che mostriamo c’è un nome maschile, o nel caso del mio compagno femminile. Stessa cosa quando ritiriamo delle analisi, un pacco o preleviamo dei soldi allo sportello delle poste e, ovviamente, tutti i presenti vengono a conoscenza del nostro passato e della nostra situazione attuale. Per non parlare delle opportunità di lavoro che vanno perdute».
Michela è una veterinaria. «Non avendo ancora i documenti né il codice fiscale con la mia nuova identità da donna, non posso firmare e timbrare prescrizioni e fatture. Ho dovuto rinunciare a svolgere la mia professione. E, nel frattempo, ho bruciato tanti colloqui di lavoro, che sono finiti male appena ho rivelato di aver cambiato sesso. Tanto che, alla fine, ho cominciato a omettere il mio nome anagrafico sul curriculum. E alla fine un lavoro l’ho trovato, anche se solo per pochi giorni al mese».
Michela è consapevole che quello che le sta capitando non è degno di un Paese civile. Da mesi lotta per difendere i suoi diritti, e adesso anche quelli delle altre e degli altri come lei. «Ho avviato una petizione su Change.org per chiedere al presidente della Camera, Laura Boldrini, e a quello del senato, Pietro Grasso, di accelerare l’iter di approvazione di una proposta di legge sulla modificazione dell’attribuzione di sesso e per il divieto di intervenire chirurgicamente sui bambini nati con atipicità genitali, così da garantire dignità e inserimento sociale alle persone trasgender e transessuali. Invito tutti a firmare e aiutarci, perché in Italia siamo tanti, senza diritti e discriminati».

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sabato 10 maggio 2014

Petizione alla cittadella a favore dei transgender

Volantinaggio davanti la Facoltà di Medicina per promuovere la petizione sul decreto legge che discriminerebbe i transgender.Articolo pubblicato su Sabato 10 Maggio 2014 su LiveSiciliaCatania



CATANIA – C’è chi crede che l'orientamento sessuale di un uomo dipenda dalla percezione di sé, chi definisce ‘trans’ una persona che si veste da donna e chi dichiarandosi cattolico non condivide le adozioni gay, ma consuma rapporti prima del matrimonio. Questi sono soltanto alcuni degli spaccati emersi nel corso di un’intensa mattinata di sensibilizzazione promossa dai ragazzi dell'associazione Queer as Unic all’interno della Cittadella universitaria di Catania, davanti la Facoltà di Medicina, che commentano: “C’è molta ignoranza tra la gente, molti ragazzi hanno mostrato totale disinformazione in materia di omosessualità e questa è una pecca inammissibile in una società moderna come la nostra”.

Con volantini e documenti in mano gli organizzatori hanno sponsorizzato la petizione sul DDL 405 sensibilizzando gli studenti sui temi gay e trans anche con l’appoggio del dott. Luciano Nigro Professore in Malattie Infettive presidente LILA, lega italiana lotta aids, per la sezione Catania.  La petizione sul decreto legge 405.

”In Italia abbiamo la legge 164/82 che prevede il cambio anagrafico solo dopo aver subìto un intervento chirurgico ai genitali – spiega Vittoria, studentessa transgender - Con la petizione chiediamo una modifica affinché anche chi non vuole arrivare all'intervento finale possa cambiare subito il proprio nome in base a ciò che sente”. Per firmare la petizione, anche in forma anonima, basta cliccare sul sito change.org o su disegnodilegge405.blogspot.it.

“Tutto questo serve per non creare discriminazioni alle persone trans in genere perché già stigmatizzate rispetto a gay e lesbiche”, proseguono i ragazzi da settimane impegnati in eventi simili.

A chi vi rivolgete? “Ci rivolgiamo soprattutto alla classe politica, noi gay e trans siamo cittadini come tutti gli altri, non violiamo la Costituzione. Ci rivolgiamo poi nello specifico al Ministero dell'istruzione affinché riattivi gli opuscoli dell'Unar indispensabili all’insegnamento del valore della diversità nelle scuole”.

E proprio alle scuole è rivolto un messaggio. “E’ possibile cambiare le cose, è solo questione di istruzione e conoscenza. La scuola ha una grossa responsabilità, perché deve educare i figli, ma anche le famiglie 


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venerdì 18 aprile 2014

UniCT, bilancio a fine campagna di sensibilizzazione



Vittoria ha concluso il suo tour nell'università catanese per sensibilizzare chi frequenta l'ateneo riguardo la nostra campagna. In questo video e nell'intervista che segue ci racconta come è andata.

Meglio omofobi che progressisti. Questo, in estrema sintesi, il ritratto degli universitari intervistati su questioni relative all’orientamento sessuale e l’identità di genere. A condurre il sondaggio Vittoria, giovane studentessa e attivista per i diritti transgender. «Non è cattiveria, ma sono ignoranti». Una condizione che, purtroppo, porta ad aspetti da non sottovalutare: «La violenza nasce dall’ignoranza»
«Gli adulti mi sono sembrati più aperti, mentre ho trovato un’arretratezza incredibile nelle opinioni dei ragazzi. Un paradosso». Vittoria, studentessa laureanda del dipartimento di Studi umanistici etneo e attivista per i diritti transgender, sta conducendo in queste settimane una campagna di sensibilizzazione per sostenere la possibilità di modificare le informazioni sui documenti ufficiali. Nel suo tour tra i dipartimenti etnei – per il momento ha visitato quelli del centro, la prossima settimana toccherà alla Cittadella – ha intervistato circa cento studenti, chiedendo le definizioni di orientamento sessuale e identità di genere. «Solo un ragazzo, di Economia, ha risposto correttamente. Molti non sapevano nemmeno di cosa stessimo parlando», racconta.
Quelle fornite dai giovani dell’ateneo catanese sono risposte «bigotte», che sembrano mostrare confusione in questioni affrontate a volte con cipiglio da moralizzatori. «Ho chiesto a un ragazzo se fosse favorevole al matrimonio gay e mi ha risposto di essere contrario perché la Chiesa non lo permette. Per provocarlo, gli ho chiesto se faccia sesso». Alla risposta affermativa, con conferma di relativo uso di contraccettivi, la spiegazione riportata da Vittoria lascia perplessi. «Mi ha detto: “So che non posso resistere, ma poi me ne pento”».
Dopo la sua campagna, alcuni degli studenti che avevano promesso di firmare la petizione online lanciata dalla toscana Michela Angelini hanno in effetti mantenuto il proposito. Nel suo sondaggio – condotto a titolo personale, ma sostenuto dal gruppo Queer as Unict e da Arcigay Catania - la studentessa ha sentito il parere anche di docenti e di persone al di fuori del mondo accademico. E molto spesso le loro posizioni sono sembrate meno rigide di quelle dei più giovani. Assieme alla petizione relativa ai documenti, la studentessa porta avanti una proposta per un doppio libretto universitario, uno con nome e genere anagrafici e l’altro modificato. «Qualcuno mi ha anche domandato per quale motivo chiedessi dei privilegi non concessi agli etero», racconta Vittoria ancora infastidita. «Non è cattiveria – analizza – ma sono ignoranti». Una condizione che, purtroppo, porta ad aspetti da non sottovalutare. «La violenza nasce dall’ignoranza».
Un tema talmente naturale, quello relativo alla sessualità, che dovrebbe essere maggiormente conosciuto, spiega la studentessa che proprio tra i suoi colleghi pensava di trovare più apertura. «Si avvicinano timorosi, hanno paura di essere giudicati, temono il giudizio degli altri». Meglio passare per omofobi che per progressisti, dunque. «Ma bisogna essere aperti a tutti i diritti umani», conclude Vittoria con un sospiro non di rassegnazione.

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martedì 15 aprile 2014

Donna in un corpo da uomo lotto per la mia vera identità - La Sicilia

"La sofferenza quotidiana di Vittoria, in questo momento è quello di essere apostrofata al maschile dal docente che la chiama per l'esame, o l'imbarazzo alle Poste, al momento di ritirare una raccomandata o in qualunque luogo («e fate caso a quanto vi capita spesso», dice) sia necessario esibire un documento di riconoscimento. E c'è la vergogna di doversi mettere nella fila "sbagliata" quando si va a votare. «E quella di cercare un alloggio per studentesse e sentirsi rispondere che devi andare con i maschi».Insomma, l'imbarazzo di essere, al massimo, un «travestito». «Una volta - racconta - il poliziotto di una Volante mi ha fermato di proposito per commentare, dopo avere preteso i documenti, che "la sua estetica non combacia con il suo nome", minacciando di portarmi in Questura; un'altra volta, in centro, dei bulli mi dileggiavano e un vigile urbano poco lontano al quale ho chiesto aiuto, con un sorrisetto si è rifiutato di intervenire». Ma Vittoria va avanti. Ha cominciato un volantinaggio nella sua, come in altre facoltà per sensibilizzare chi incontra sulla petizione e ha intenzione di continuare la sua opera nelle strade del centro. «E mi sto accorgendo - dice - che le persone, fortunatamente, sono più avanti della politica che risulta ostile di fatto verso i transgender. Perché non sono mai stati trattati e approvati i disegni di legge per modificare quella normativa?».

Firma la petizione http://goo.gl/BFjLxD
Ma la sofferenza quotidiana di Vittoria, in questo momento è quello di essere apostrofata al maschile dal docente che la chiama per l'esame, o l'imbarazzo alle Poste, al momento di ritirare una raccomandata o in qualunque luogo («e fate caso a quanto vi capita spesso», dice) sia necessario esibire un documento di riconoscimento. E c'è la vergogna di doversi mettere nella fila "sbagliata" quando si va a votare. «E quella di cercare un alloggio per studentesse e sentirsi rispondere che devi andare con i maschi».

Insomma, l'imbarazzo di essere, al massimo, un «travestito». «Una volta - racconta - il poliziotto di una Volante mi ha fermato di proposito per commentare, dopo avere preteso i documenti, che "la sua estetica non combacia con il suo nome", minacciando di portarmi in Questura; un'altra volta, in centro, dei bulli mi dileggiavano e un vigile urbano poco lontano al quale ho chiesto aiuto, con un sorrisetto si è rifiutato di intervenire».

Ma Vittoria va avanti. Ha cominciato un volantinaggio nella sua, come in altre facoltà per sensibilizzare chi incontra sulla petizione e ha intenzione di continuare la sua opera nelle strade del centro. «E mi sto accorgendo - dice - che le persone, fortunatamente, sono più avanti della politica che risulta ostile di fatto verso i transgender. Perché non sono mai stati trattati e approvati i disegni di legge per modificare quella normativa?». - See more at: http://www.lasicilia.it/index.php?id=115818/sicilia/%ABdonna-in-un-corpo-da-uomo-lotto-per-la-mia-vera-identita%BB&template=lasiciliait#sthash.JV4rBfEA.dpuf

mercoledì 2 aprile 2014

Non conoscono me, ma un luogo comune

Vittoria a CTZEN.IT:

Transgender, tra identità e discriminazione
«Non conoscono me, ma un luogo comune»

«Bisogna cambiare l’immagine secondo cui transessuale è uguale a prostituta». Per Vittoria, studentessa dell’ateneo di Catania, iscriversi in palestra, andare in biblioteca o cercare una casa in affitto può trasformarsi in un’occasione per essere discriminata. Per questo sta contribuendo a diffondere una petizione per permettere il cambio delle informazioni sui documenti anche ai cittadini che non hanno ancora affrontato il lungo e difficile percorso che porta all’intervento chirurgico
Vittoria_interna
Iscriversi in palestra, prendere un libro in biblioteca, pagare con carta di credito. Ogni giorno sono innumerevoli le situazioni per le quali viene richiesta una carta d’identità. Eppure molte persone vivono un gesto quasi banale come il potenziale avvio di discriminazioni o, nel caso migliore, con sorrisi imbarazzati. Sono i transgender, per i quali è impossibile modificare le informazioni sul documento identificativo senza aver subito l’intervento chirurgico. Vittoria, studentessa laureanda del dipartimento di Studi umanistici etneo, lo sa bene. Una lunga chioma rossa a incorniciare il volto, un vestito dai colori accesi e un nome ufficiale che non coincide con il genere femminile in cui si identifica. «A volte, quando vedono il documento, entrano in silenzio stampa – sorride amaramente – Non dicono niente, ma per me è un po’ imbarazzante, dà fastidio».
Vittoria_Sono tanti i casi che elenca: dalla richiesta di un affitto negata alla discriminazione di genere compiuta dalle forze dell’ordine. «Camminavo in viale Vittorio Veneto con un’amica – spiega – ci hanno fermate e chiesto il documento. Appena hanno visto il mio al maschile, mi hanno detto: “La sua estetica non combacia con il documento che mi sta presentando”. Non mi andava di spiegare, non era il caso, ma mi sono arrabbiata», confessa. «Un conto è vestirsi da donna perché devi fare una rapina, un altro è farlo perché ti senti donna. Bisogna distinguere. Serve molta sensibilizzazione all’interno delle istituzioni. Anche se a Catania – riconosce – siamo abbastanza protette». E poi ci sono le situazioni ordinarie, come la decisione di iscriversi in palestra: «Mi presento al femminile, ma nel documento compare il nome maschile». Oppure all’università, «prima dell’esame, il professore fa l’appello per vedere se tutti i prenotati si sono presentati e fa il mio nome al maschile. Io mi devo registrare per forza così – puntualizza – C’è chi si gira, chi sorride, chi si dà la gomitata, ti fanno una radiografia. Cose che danno fastidio. Loro non conoscono me, Vittoria, ma un luogo comune».
«In Italia c’è una concezione della donna pessima. Figuriamoci per gli omosessuali o per i transessuali. C’è ignoranza in questa materia», attacca. Tutto nasce da «un miscuglio di pregiudizi che nel tempo hanno portato a questa situazione». Per la studentessa «bisogna cambiare l’immagine secondo cui transessuale è uguale a prostituta. Anche su Google, se cerco trans, trovo annunci per escort, notizie legate allo spaccio», snocciola infastidita. «Io sto bene, non ho mai fatto nulla di questo, studio, faccio teatro – racconta con fervore – E mi dà fastidio se qualcuno mi addita come prostituta. Anch’io potrei dire: “Tutti i maschi etero sono stronzi”. Ma sarei stupida». E prosegue: «Ci sono donne che fanno le cubiste e quelle che lavorano alle poste. Trans studentesse e trans prostitute. Non ha senso generalizzare».
Per permettere ai cittadini transgender di tutelare i propri diritti, è stata lanciata dalla livornese Michela Angelini una petizione online che in poco tempo ha raccolto oltre cinquemila firme. Sono stati vari i tentativi di modificare la legislazione in materia – nel 2003, 2006 e 2008 – ma finora la politica si è mostrata sorda alle richieste avanzate. «Chiediamo una modifica della legge che ci permetta di presentarci nella società come donne anche senza intervento – dice Vittoria – Vogliamo stare bene con la nostra identità di genere, ossia il percepirsi maschio o femmina». Gli interventi di falloplastica e vaginoplastica sono molto complessi. Nonostante le moderne tecniche chirurgiche abbiano alzato i livelli di sicurezza, «c’è chi non vuole operarsi. È un intervento rischioso, che può avere anche conseguenze per la salute». E comunque, possono passare anche cinque-sei anni affinché la burocrazia completi il processo di cambiamento da uomo a donna e viceversa.
Secondo alcuni studi, racconta la giovane, «per i transessuali da maschio a femmina una parte del cervello è simile a quello di una donna biologica. Molte cose non si possono ancora spiegare, ma è giusto capire, comprendere». Vittoria sottolinea come «il genere è un fatto culturale, viene costruito dalla società». Un’urgenza di inserire qualsiasi essere umano all’interno di una griglia precostituita che va in tilt ogni volta che viene richiesta la carta d’identità. «Ma anche per strada, quando entro in un bar, ci sono sguardi strani. Hanno questa necessità di categorizzare. Sì, c’è l’odio verso l’omosessuale e il transessuale, ma secondo me odiano l’ambiguità, l’androginia. Si sentono minacciati, non riescono a etichettarti. Per fortuna non viene da tutti, ma quando succede si capisce anche a pelle».
Eppure qualcosa sembra cambiare. «Ci stiamo muovendo per far registrare il libretto universitario al maschile o al femminile – anticipa – Ci sono molte città in Italia, anche a Palermo, in cui sono attive iniziative simili per gli studenti transgender. E lo vogliamo fare qui, a Catania». L’obiettivo principale, nel frattempo, è portare la questione ai vertici istituzionali. «Non vogliamo togliere i ruoli tradizionali, vogliamo aggiungere», precisa. Dalla politica «non abbiamo alcun tipo di appoggio o di riconoscimento». Eppure, molto spesso, sono i gesti più piccoli e concreti quelli che hanno maggiori riscontri. «Vedendo me che studio, i miei amici hanno cambiato idea sui transgender. È un bene mostrarsi, fa cambiare la mentalità». E conclude: «Si fa più fatica a nascondersi che a mostrarsi».
[Foto di Gillaume Paumier]

#ddl405 "Quando il bisturi uccide: una legge per intersex e trans"

Scrive il senatore Lo Giudice sul suo sito:

Su l’Unità di oggi Delia Vaccarello dedica la sua rubrica del mercoledì sui temi LGBTI “Liberi Tutti” al mio disegno di legge 405 sulla modificazione dell’attribuzione di sesso, di cui ho già chiesto la calendarizzazione in Commissione Giustizia del Senato.
A sostegno del ddl, grazie a Michela Angelini, è nata una petizione che ha già raggiunto 5000 firme, il sito http://disegnodilegge405.blogspot.it e la pagina Facebook www.facebook.com/ddl405





Il ddl405, alias ddl392 (presentato dal senatore Airola, M5S), "Norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso", è in attesa di essere calendarizzato dalla Commissione Giustizia del senato. Invito tutti a firmare e diffondere la petizione, perché ogni sottoscrizione arriva direttamente alle email di chi ha la responsabilità di portare a discussione questo disegno di legge.
Vi invito anche a cliccare il link "VUOI AIUTARCI?" che trovate in alto e a darci una mano con la diffusione di questa iniziativa!


lunedì 24 marzo 2014

Vittoria parla della petizione su Sesta Rete



Vittoria presenta la nostra petizione per la difesa dei diritti delle persone trans* alla Sicilia in questo breve servizio. La giornalista chiama la nostra opera di sensibilizzazione "Un filo conduttore di solidarietà che attraversa l'Italia" ed esattamente questo deve essere. Condividete il video, condividete la petizione. Metteteci la faccia!
  Grazie Vittoria :)

Firma la petizione! http://goo.gl/BFjLxD

mercoledì 19 marzo 2014

Approvazione della proposta di legge sulla modificazione dell’attribuzione di sesso


In seguito alla petizione che ho lanciato su change.org ho aperto questo blog, uno spazio pubblico dove condividere pensieri, aneddoti, storie di vita e di discriminazione. Invito quindi tutti a fare un scritto di una decina di righe, mandare una vostra foto, un'immagine o un breve video, firmato (nome, nome e cognome, pseudonimo) per far si che chi ci legge impari a conoscerci, per abbattere assieme il muro dell'ignoranza.

Aspetto i vostri contributi! disegnodilegge405@gmail.com
Qui il testo della petizione:
Mi chiamo Michela e sono una donna nata maschio. Vivo come donna da ormai tre anni e ho una relazione stabile con un ragazzo che ha fatto il percorso inverso al mio (da donna a uomo) che è anche un ottimo genitore. Abbiamo una vita tranquilla e felice, finché non abbiamo necessità di utilizzare i nostri dati anagrafici.
In Italia, infatti, per cambiare l'indicazione di sesso e nome sui documenti viene richiesto un lungo e costoso iter medico e giuridico che può durare anche 6 anni e che troppo spesso viene concesso solo dopo l'avvenuta sterilizzazione chirurgica. Durante questo periodo è inevitabile l'obbligo di convivere per anni con l'aspetto desiderato ma con documenti che non ci rappresentano più, con inevitabili problemi e continue violazioni della privacy.
Io, come tante altre persone transessuali, non ho intenzione di subire mutilazioni genitali, perché sono in perfetta sintonia con il mio corpo attuale. Io, come tante persone transessuali, sono stanca di perdere tempo, energie e soldi per colpa di una legge scritta 32 anni fa, che nessuno intende rinnovare.
In questi anni me ne sono capitate diverse, la più frequente è il dover spiegare perché sui documenti che mostro c'è un nome maschile quando pago con la carta di credito, quando ritiro le analisi, quando passo un check-in, quando mi intestano una fattura, ritiro un pacco o prelevo dei soldi allo sportello delle poste e, ovviamente, tutti i presenti ne vengono così a conoscenza.
Sono veterinaria, quanti clienti avrei timbrando ogni prescrizione e ogni fattura con un nome ed un codice fiscale maschili? Quanti colloqui di lavoro sono stati bruciati dall'essere transessuale? Qualche mese fa ho superato ben tre selezioni, con tanto di complimenti da parte dell'ultimo esaminatore. Nessuno aveva pensato di chiedermi i documenti. Quando sono stata obbligata a svelarmi come donna transessuale sono iniziate le scuse e il lavoro è andato a qualcun altro.
Quanto tutto questo incide sulla transfobia che porta l'Italia ad essere il primo paese in Europa per omicidi di persone transessuali? Quanto tutto questo incide sui suicidi e sull'isolamento che quotidianamente avvengono nel nostro paese?
Per garantire dignità ed inserimento sociale alle persone transessuali e transgender e per vietare gli interventi mutilativi sui neonati nati intersessuali, chiedo alla Presidente della Camera Laura Boldrini e al Presidente del Senato Pietro Grasso che tale proposta venga celermente avviata all'iter di approvazione e convertita in legge.
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La puntata de “i dieci comandamenti” che racconta la storia mia e del mio ragazzo: http://goo.gl/lvvR0h