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domenica 7 febbraio 2016

Documenti e persone trans





Cosa significa per una persona trans doversi sottoporre al giudizio di un tribunale per il cambio di identità sui documenti?
Quanto descritto in questa puntata di I am cait (1x07) vale anche per l'Italia

youtube ritiene non si possa caricare 2 minuti di questo video per questioni di copyright. trovate la puntata completa  a questo indirizzo http://www.cb01.co/serietv/io-sono-calt-i-am-cait/

mercoledì 22 luglio 2015

Nuove interpretazioni, solite oppressioni


L’Italia esulta per la sentenza 15138-15 della cassazione, che uniforma l’orientamento da seguire per tutti i tribunali italiani qualora una persona transessuale chieda il cambio dell’indicazione anagrafica di sesso e nome senza essersi sottoposta ad interventi chirurgici. In pratica, da oggi, nessun tribunale italiano può decidere di interpretare quel “caratteri sessuali” del primo articolo della 164/82(1) con caratteri sessuali primari, quindi neo-pene o neo-vagina. Chiunque abbia ottenuto con la terapia ormonale una presentazione dell’altro sesso può chiedere ed ottenere la rettifica all’anagrafe.
Questa sentenza, ottenuta con un lavoro di anni, come la precedente che dichiara incostituzionale lo scioglimento del matrimonio per le persone transessuali che rettificano il proprio sesso, sono entrambe frutto del lavoro dall’associazione Avvocatura diritti LGBTI Rete Lenford che si occupa egregiamente della tutela giudiziaria delle persone omosessuali, transessuali e intersessuali.
Mi interessa in particolar modo citare questi passi della sentenza:
“Chiedere un trattamento sanitario obbligatorio è lesivo della dignità e del principio che permea i diritti costituzionali fondamentali del primato della persona [..] essere sterile non può essere una condizione ineliminabile per la rettificazione degli atti anagrafici perché la legge non lo prevede espressamente, il giudice non può aggiungere tale condizione attesa la riserva di legge di cui all’art. 32 cost.; in ogni caso sarebbe violata la dignità della persona umana [..] il giudice in tal modo travalica i suoi poteri ritenendo inopportuno ciò che il legislatore non ha neanche preso in considerazione”.
“L’interpretare quel caratteri sessuali come primari restringe ingiustificatamente le ipotesi di godimento dei diritti fondamentali della persona, quali l’identità personale, l’autodeterminazione, l’integrità psico-fisica e il benessere psicosociale [..] l’identità di genere è un profilo rilevantissimo, anzi costitutivo dell’identità personale. Lo Stato non può incidere in senso restrittivo sull’esplicazione di tale profilo [..] deve ritenersi fortemente lesivo del diritto costituzionale all’identità personale dover evidenziare il contrasto tra dati anagrafici e la rappresentazione esterna (oltre che la percezione interiore) di un genere diverso”.
“si censura in particolare la parte di sentenza nella quale la corte afferma che dopo il riconoscimento dell’appartenenza al genere femminile, attesa la non completa irreversibilità del processo, si potrebbe nuovamente mutare lo stesso”
“il diritto all’autodeterminazione è inviolabile e non può essere compreso neanche da uno dei tre poteri dello Stato, nel senso che alcuno potrà sostituirsi al ricorrente per stabilire se sia o meno opportuno modificare i propri caratteri sessuali primari al fine di vedere rispettata anche dai terzi la propria identità personale”.
“Deve precisarsi, tuttavia che il riconoscimento giudiziale del diritto al mutamento di sesso non può che essere preceduto da un accertamento rigoroso da compiere attraverso la documentazione dei trattamenti medici e psicoterapeutici eseguiti dal richiedente, se necessario integrati da indagini tecniche officiose volte ad attestare l’irreversibilità personale della scelta”.
“l’acquisizione di una nuova identità di genere può essere il frutto di un processo individuale che non ne postula la necessità, purché la serietà ed univocità del percorso scelto e la compiutezza dell’approdo finale sia accertata, ove necessario, mediante rigorosi accertamenti tecnici in sede giudiziale”.
Quello che PALESEMENTE la corte di cassazione sta dicendo è che si è perpetuata un’oppressione contro le persone transessuali che va contro il loro diritto di autodeterminazione, di integrità psicofisica, di rispetto della propria identità personale. Più giudici hanno travalicato i propri poteri sentenziando contro i diritti costituzionali e tessendo una legislazione che non c’è mai stata. Di fatto questi giudici hanno messo la propria transfobia davanti ai diritti delle persone che si son trovati a dover giudicare. Il problema c’è e resta: finché per la rettifica anagrafica sarà richiesto il riconoscimento giudiziale, e non per via amministrativa, ci sarà sempre un giudice che deve interpretare delle carte e, in base a cosa non si sa, dichiarare l’irreversibilità personale della scelta, l’univocità del percorso e la compiutezza dell’approdo finale. Come questo non può stridere con altre parti della sentenza, dove vengono dichiarate l’inviolabilità del diritto all’autodeterminazione e l’importanza dell’identità di genere come profilo costituitivo dell’identità? Come ci si autodetermina se la transessualità, la disforia di genere, viene ancora trattata dalla legge come una patologia da risolvere? E come può l’identità di genere, che prevede il sentirsi appartenente al genere maschile, femminile o qualcosa di diverso da queste due polarità, essere conciliabile con la compiutezza dell’approdo finale? Ri-transizionare verso il genere di nascita, cosa per altro credo rarissima, non rientra comunque nel concetto di identità personale? Che ne sarà dei tempi morti che intercorrono tra l’inizio della terapia ormonale e il giudizio del tribunale? Questi non ledono il diritto costituzionale all’identità personale? Quando sarà prevista la possibilità di mutare i caratteri sessuali come ci pare, anche con le sole chirurgie e senza alcun trattamento ormonale in Italia? Perché una persona gender variant che non desidera sottoporsi ad alcun trattamento non può mutare le proprie generalità se queste gli causano malessere psicosociale?  Ed una persona intersessuale, la cui identità sessuale è stata scelta alla nascita da medici e genitori, non dovrebbe aver diritto di scegliersela quando questa si manifesta palesemente? E sul malessere psicosociale, che ne è dello stabilire prassi in difesa delle persone transessuali dalla transfobia che impedisce l’accesso al lavoro e ad una vita sociale soddisfacente? Quando saremo coscienti che tutte le figure con potere di veto sulla transizione sono contro i diritti garantiti dalla costituzione, e non solo chi voleva obbligare a trattamenti mutilanti e sterilizzanti le persone transessuali?
Oggi si è solo aperta una scorciatoia per uscire prima dall’oppressione che lo stato attua sulle persone trans*, non è affatto terminata l’oppressione. Nessuno ha messo in discussione il potere di quel solo uomo (o donna) che scrive una relazione di disforia di genere, di quel solo uomo (o donna) che decide se e quando concedere o meno i documenti rettificati, di quel solo uomo (o donna) che valuta il nostro profilo medico-psichiatrico e che può ascrivere qualsiasi nostro problema o perplessità, anche politica, ad una “non completamente realizzata transizione”. Il lavoro che le associazioni per i diritti delle persone trans* ed intersessuali devono fare è lo stesso di prima, la recettività del parlamento alle nostre problematiche anche, le spese legali da affrontare le stesse. Giustissimo che un’associazione votata alla tutela giudiziaria delle persone LGBTI agisca aprendo spiragli di libertà dentro i tribunali, ma che ne è di tutte le altre associazioni che dicono di occuparsi dei diritti delle persone TI? Cosa ci fanno sul carro dei principi del foro, quando dovrebbero impegnarsi nella consacrazione del vero diritto all’autodeterminazione, abbattendo qualunque ostacolo alla libertà personale che ci si para davanti? Il cambiamento deve inevitabilmente prima passare per una presa di coscienza, quella di sentirsi appartenenti e/o difensori di una fetta di popolazione oppressa, solo in quel momento vedremo realizzarsi la modifica di prassi e leggi. Io aspetto quel momento, il momento in cui inizierà la liberazione delle persone TI dal sistema patriarcale e sessista vigente.
(1)”La rettificazione si fa in forza di sentenza del tribunale passata in giudicato che attribuisca ad una persona sesso diverso da quello enunciato nell’atto di nascita a seguito di intervenute modificazioni dei suoi caratteri sessuali
 **pubblicato su anguane http://anguane.noblogs.org/?p=2651

giovedì 26 marzo 2015

Anche Genova decide per il cambio anagrafico senza interventi di sterilizzazione chirurgica

(ANSA) - GENOVA, 25 MAR - Il tribunale civile di Genova ha stabilito che si può cambiare l'attribuzione di sesso senza doversi sottoporre a un intervento chirurgico. In sostanza "l'intervento chirurgico può essere autorizzato in via preventiva solo quando necessario e per assicurare all'interessato uno stabile equilibrio psicofisico". Quindi "non si deve ritenere necessario l'intervento chirurgico per consentire la rettifica dei dati anagrafici".


domenica 15 marzo 2015

un anno di petizione.

In un anno la petizione per l'approvazione del DDL405 ha raccolto 8.522 firme. Quì potete leggere cosa questo testo comporterebbe se convertito in legge. Ad oggi la volontà politica di portare avanti questo DDL non va oltre alle chiacchiere e alle supposizioni fatte durante convegni LGBT. La paura dei paletti che le destre e le ale cattoliche potrebbero mettere scoraggiano a proseguire nell'iter di approvazione, anche perché un "simil-matrimonio per tutti" porta a casa più consenso che una legge a favore di poche decine di migliaia di persone.
Presto la cassazione si pronuncerà riguardo l'obbligo di sterilizzazione per ottenere il cambio anagrafico e, con tutta probabilità, in accordo con quanto stabilito da altri paesi e dalla corte europea dei diritti umani, non sarà più possibile per un giudice bloccare il cambio anagrafico perché non è accertata la sterilità della persona richiedente. Ci basta questo? Possiamo, nel 2015, accettare che un giudice debba decidere riguardo la nostra identità, con i costi e i tempi che questo comporta? Possiamo accettare di sottoporci a perizie di psichiatri, psicoterapie preventive, divorzi d'ufficio, tempi d'attesa infiniti, frustrazioni quotidiane, continui tagli dei servizi medici e sociali a noi dedicati?

STOP 
ALL'OPPRESSIONE DELLO STATO
SULLE PERSONE TRANSESSUALI

  • Perché sono una giovane transessuale e vorrei che il mio stato tutelasse i miei diritti.
  • Sto firmando perché questa è l'unica motivazione che non mi fa iniziare il mio percorso e sn 49 anni che aspetto che qualcosa cambi!
     
  • E' ora di cambiare
     
  • perche' l Italia necessità di smuoversi!
  •   Sto firmando perché sono un ragazzo ftm che ha il diritto ad essere se stesso senza giustificare nulla ad uno Stato che continua a reputare "diverso" un concetto che sta alla base della democrazia: la libertà!
     
  • L'identità di una persona è uno stato individuale, non una condizione decisa dallo Stato.
  • sto firmando perché bisogna sempre lottare per ciò in cui si crede.
  • Perché sono stanco di essere diverso da ogni essere umano, e voglio essere diverso da tutti. Con libertà.
     
    E' ora di finirla con la discriminazione

  •  Il diritto di ogni persona di essere come è

    È' cosi' xche' in un mondo civile e fi diritto deve essere cosi'
  • Sto firmando perché ritengo sia giusto che le persone transessuali ottengano il cambio dei documenti senza troppi problemi inutili.

  • Firmo la petizione in quanto sono una persona transessuale ed ho diritto ad avere i documenti anagrafici con il sesso a cui sento di appartenere,indipendentemente dall' intervento di riattribuzione sessuale.Forza ce la faremo!!!!

mercoledì 11 marzo 2015

L’obbligo di sterilizzazione delle persone transessuali viola i diritti umani

 la Corte europea dei Diritti Umani ha detto chiaramente che una persona transessuale che richiede la rettificazione anagrafica del proprio sesso non può essere costretta a sottoporsi a interventi chirurgici di sterilizzazione. Un tale obbligo, infatti, violerebbe il suo diritto fondamentale all’integrità fisica e non risulta necessaria in una società democratica. Le persone transessuali godono del diritto alla realizzazione personale e al rispetto dell’integrità fisica e morale.
 

Ora non ci resta che aspettare che la corte costituzionale Italiana, chiamata in causa dal tribunale di Trento, si pronunci riguardo l'interpretazione della legge 164/82, nell'udienza del prossimo ottobre.
 
Il parlamento potrebbe legifefare e convertire in legge il ddl405, legge che darebbe un notevole respiro a chi intraprende un percorso di transizione, ma c'è la volontà politica per farlo o dobbiamo per l'ennesima volta aspettare che siano i tribunali a conquistare brandelli di giustizia perché il parlamento italiano non vuole farsi carico delle questioni riguardanti le  minoranze?

giovedì 18 dicembre 2014

La Consulta deciderà sui requisiti per rettificare il sesso Riattribuzione del genere anagrafico senza operazione né sterilizzazione

Poiché il tribunale competente dipende dalla residenza, ci si può trovare davanti un giudice che concede una nuova identità anche solo sulla base di trattamenti ormonali oppure un giudice che va addirittura a sindacare la qualità della ricostruzione plastica del fallo.

Secondo il collegio tridentino «l'imposizione di un determinato trattamento medico, sia esso ormonale ovvero di riattribuzione chirurgica del sesso, costituisce tuttavia una grave ed inammissibile limitazione al riconoscimento del diritto all’identità di genere». Sul fronte del diritto alla salute garantito dall’art. 32 Costituzione, il Tribunale osserva che «sia il trattamento ormonale sia la RCS, sono - notoriamente - molto rischiosi per la salute umana». Aggiunge, infine, che «una volta che lo Stato riconosce il diritto della persona a cambiare il proprio sesso anagrafico, subordinare l'esercizio di tale diritto alla sottoposizione della persona a dolorosissimi e pericolosissimi trattamenti sanitari dalla stessa non voluti, significa pretendere da lei di commettere un atto di violenza sul proprio corpo», concludendo con l’affermazione per cui «non sembra consentito al legislatore ordinario subordinarlo a restrizioni tali da pregiudicarne gravemente l'esercizio, fino a vanificarlo».

Testo completo
Comunicato stampa dell'associazione radicale Certi Diritti
Il testo dell'ordinanza

venerdì 5 dicembre 2014

#ddl405 in Italia è obbligatoria la sterilizzazione

Da "gli stati generali", L'articolo "Registrazione del cambio di sesso, in Italia è obbligatoria la sterilizzazione" di Angela Gennaro

Valeria è una donna. Donna si sente, come donna vive, ma sulla carta di identità resta il suo nome da uomo, Gino.Valeria non è più Gino, forse non lo è mai stata, ma quando degli agenti la fermano per un controllo, e lei fornisce le sue generalità femminili – perché questa, per Valeria, è la realtà – finisce in tribunale. L’accusa: false intestazioni sull’identità a pubblici ufficiali. Il risultato: una condanna di un anno di reclusione senza sospensione della pena. Succedeva sei anni fa a Taurisano, in Salento, ma accade al Nord come al Sud ancora oggi.
In Italia le persone transessuali vengono autorizzate al cambio dei dati anagrafici solo se hanno terminato un percorso che ha come risultato finale la loro sterilizzazione. Una sterilità non imposta per legge, come pure accade, ma di fatto: finché non è provata la sterilizzazione della persona, chirurgica o, in rari casi, medica, il cambio dati non viene autorizzato. Questo vuol dire passare 5, 6 anni o anche tutta la vita – nel caso in cui una persona non voglia operarsi – con dei documenti che non corrispondono più al proprio aspetto. La legge vigente, la 164/82, ha 32 anni. Un testo  “abbastanza vago, la cui interpretazione nei fatti è questa, fatta all’epoca come sanatoria per chi si era operato all’estero”, spiega Michela Angelini, promotrice di una petizione con oltre 8.300 firme su change.org per chiedere l’approvazione del ddl 405, “in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso” assumendo “il sesso sociale al di sopra di quello genitale”. “In tutte le sentenze c’è scritto che la persona è probabilmente sterile per via del trattamento ormonale”, continua Michela. “Nella maggior parte degli Stati, invece, è consentito cambiare almeno il proprio nome quando muta l’aspetto”.
Il rapporto Lunacek su diritti LGBT in Europa, approvato a febbraio scorso, invita gli Stati membri a non procedere con azioni di sterilizzazione forzata. Transgender Europe, no profit che mette insieme una serie di organizzazioni per “la piena uguaglianza e l’inclusione di tutte le persone trans”, pubblica ogni anno la mappa di questa Europa spaccata a metà tra Paesi in cui è necessaria la rettificazione chirurgica dei genitali per portare a termine le pratiche amministrative per il cambio sesso sui documenti e Stati in cui le cose stanno in modo diverso. In Spagna, Portogallo, Regno Unito, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Austria, Croazia, Bielorussia, Estonia e Svezia spesso basta un’autocertificazione. All’elenco si è aggiunta da poco la Danimarca, che permette il cambio di genere senza diagnosi clinica. La sterilizzazione “obbligatoria” vige in Italia Turchia, Francia, Belgio, Grecia ma anche Finlandia e Norvegia.
Michela Angelini è una donna nata maschio. “Vivo come donna da ormai tre anni e ho una relazione stabile con un ragazzo che ha fatto il percorso inverso al mio, da donna a uomo”, si legge nella sua petizione on line. “Abbiamo una vita tranquilla e felice finché non abbiamo necessità di utilizzare i nostri dati anagrafici”. Inevitabili, racconta, i problemi e le “continue violazioni della privacy”. “Io, come tante altre persone transessuali, non ho intenzione di subire mutilazioni genitali, perché sono in perfetta sintonia con il mio corpo attuale”. Quindi che fare, mentre ad ogni pagamento con carta di credito, ad ogni fattura emessa, ad ogni lavoro trovato e perso ci si trova a dover spiegare perché sui documenti c’è un nome maschile?
La politica dovrebbe dare una risposta, se non altro perché ormai obbligata da una sentenza della Corte Costituzionale, la 170. Succedeva ad agosto, nello stesso periodo in cui i giornali raccontavano la storia di Nicole, trans di Carrara morta a 37 anni, donna ormai da 17, vestita da uomo per il suo funerale per volere della famiglia. In quei giorni arrivava la pronuncia della Consulta sul caso del divorzio imposto a una coppia modenese, in cui il marito aveva cambiato sesso diventando una donna. I due avevano chiesto di mantenere in vita il loro legame e invece il matrimonio è stato annullato d’ufficio.
“La sentenza della Corte dice che la legge 164 è costituzionalmente illegittima laddove impone il divorzio tra i coniugi in caso di cambio di sesso di uno dei due senza prevedere che ci possa essere un’altra forma per continuare il rapporto anche sul piano delle tutele giuridiche”, spiega Sergio Lo Giudice, senatore in quota Pd e papà del disegno di legge 405 sul cambio sesso. Un disegno di legge per cui ha chiesto la calendarizzazione da quasi un anno, a marzo scorso. “Il punto è che si è fermato tutto”, tuona Alberto Airola, senatore pentastellato autore a sua volta di un altro disegno di legge sul tema, molto simile a quello del collega della maggioranza. “Confluiremo su un unico testo, troveremo un relatore, non molleremo”, continua. “La situazione però è di stallo: i diritti lgbt e civili sono temi troppo divisivi per la maggioranza”.
Il punto è che il vuoto di legge evidenziato dalla sentenza della Consulta rivela il nervo scoperto delle unioni civili. “La risposta alla Corte non può che essere legiferare su un nuovo istituto giuridico che riconosca anche i diritti di quella coppia il cui matrimonio viene annullato in seguito al cambio di sesso di uno dei coniugi”, dice ancora Lo Giudice. “Contemporaneamente c’è da rivedere la 164. Dopo la sentenza della Consulta esiste un’urgenza oggettiva”.
Con questo governo? “È evidente che c’è oggi un attacco formidabile da parte del centrodestra nei confronti di qualunque azione di contrasto alle discriminazioni omotransfobiche o di riconoscimento dei diritti delle persine LGBTI,  che loro definiscono con l’astrusa formula di ‘ideologia del gender’”, chiosa Lo Giudice. “Ma volere è potere: nel 1982 un governo democristiano e un parlamento a maggioranza di centrodestra ha approvato la 164 che allora era una delle leggi più avanzate del mondo in tema di cambio di sesso di persone transessuali. Stiamo portando in aula la proposta di legge sul divorzio breve che è stata approvata in Commissione Giustizia con un voto trasversale M5S e Pd contro il parere del centrodestra. Il mio partito in questo periodo fa fatica a votare compatto su tante cose. Ma alla fine, se si vuole, troveremo la via. Il punto è cominciare”.
“Il mio disegno di legge, insieme a quello di Lo Giudice, sono cruciali nella questione culturale e politica per uscire dal medioevo”, chiosa Alberto Airola. “La situazione culturale è peggiorata e fa fede l’attacco della Cei e di una parte della politica di estrema destra fa a diritti lgbt, strumentalmente: non si capisce come dare diritti ad una famiglia gay li tolga ad una famiglia etero”. Da regolamento del Senato l’opposizione, ogni due mesi, può presentare e far discutere un ddl. “Fino ad oggi ce lo hanno sempre negato”, sostiene Airola. “Ma finalmente per mercoledì hanno calendarizzato il reddito di cittadinanza. Userò questo strumento per chiedere anche io di calendalizzare il ddl sul cambio sesso. Ma dovrebbe essere la maggioranza a farlo: è a causa sua che si affossa il percorso legislativo di questa legge”.

venerdì 28 novembre 2014

Gloria e la multa per falsi nominativi

Valeria (qui il post) non è la sola ad essere stata condannata per aver comunicato il suo nome femminile ad un fermo di polizia.


Gloria ci racconta: "mi e' successa una cosa simile poco prima di transferirmi definitivamente in Inghilterra nel 1996. Ero in macchina con dei conoscenti, la polizia ci ha fermati, mi hanno chiesto come mi chiamavo, ho dato il mio nome al femminile, poi la polizia mi ha controllato la borsa e hanno trovato il mio documento. Era abbastanza imbarazzante perché le persone con cui stavo non sapevano che sono una trans. E' scattata la denuncia per ''falsi nominativi'', niente galera ma ho dovuto pagare una multa di 1 milione e mezzo di lire (quando c'era ancora l'euro). E' una vergogna ancora nel 2014 che le persone trans in Italia non riescono ancora a cambiare un pezzo di carta che crea tantissimi problemi su tutto".


Gloria ha pagato una multa salata per 
aver tentato di difendere la sua 
privacy e questo non è giusto


Ricordiamo che in Italia è ancora vigente il regio decreto 773 del 1931, che punisce chi altera o camuffa il proprio aspetto esteriore, reato di cui può ancora oggi essere imputata una persona transessuale.

La politica non può stare a guardare, occorre subito approvare il ddl405 o, quantomento, consentire alle persone transessuali di cambiare il proprio nome con uno coerente al proprio genere d'elezione facendo una deroga alla legge 396/2000, in attesa dei tempi legislativi. 

giovedì 13 novembre 2014

città del messico: cambio di genere per via amministrativa

Anche Città del Messico ha approvato una risoluzione che permetterà il cambio di nome e sesso solamente per via amministrativa e, su falsariga della legge Argentina, nessun intervento medico o chirurgico sarà richiesto per adeguare il certificato di nascita. 
La legge è stata ritenuta da alcuni parlamentari ed associazioni troppo blanda per quanto riguarda la protezione da malattie sessualmente trasmissibili e per il sostegno economico da parte dello stato alla transizione ma, per questo, è stata promessa un'implementazione delle politiche di accesso alla sanità per la salvaguardia della salute delle persone transgender.

La precedente legge, che prevedeva gli stessi step legali di quella italiana, è stata approvata nel 2008. Ottenere la nuova identità aveva un costo di circa 60000 pesos (3500 euro) per le spese mediche e legali. Tale procedimento non era economicamente sostenibile per una grande fetta di popolazione transgender messicana. Da oggi sarà molto più facile per le persone transgender integrarsi, trovare lavoro, procedere nella carriera universitaria, passare alle frontiere e vivere alla luce del giorno e, anche in caso di arresto, lo stato non potrà più negare le terapie ormonali prima negate perché cross-sex.


"Oggi è un giorno di lutto per la misoginia e la transfobia a Città del Messico. Ora è necessario approvato dal governo federale una legislazione simile. Circa un anno le persone transgender della città avrà una nuova realtà, ma le sorelle ei fratelli di altri stati del paese non hanno accesso ai documenti".  

Gloria Hazel Davenport, attivista e consulente del Centro Nazionale per la prevenzione e il controllo dell'HIV / AIDS


fonti e approfondimenti:

1
2
4


Città del Messico ha fatto in soli 6 anni quel che 
l'Italia non è ancora riuscita a fare in 32.

martedì 4 novembre 2014

difendere la propria identità costa 1 anno di carcere

LECCE - Condannata per aver difeso la sua identità femminile. All’anagrafe è registrata come Gino. Ma ai poliziotti ha detto di chiamarsi Valeria. Gli agenti, però, non hanno voluto sentire ragione. Ed una trans è finita in un’aula di tribunale per aver reso false attestazioni ad un pubblico ufficiale sull’identità. Il processo si è concluso con una sentenza di condanna: Gino Ciurlia, alias Valeria, 30 anni, di Taurisano, (cittadina del Sud Salento) deve scontare un anno di reclusione senza la sospensione della pena.

leggi l'articolo completo

Viviamo nel paradosso a causa di una legge ingiusta. 

LO STATO ANDREBBE DENUNCIATO PER TRANSFOBIA LEGALIZZATA E LE PERSONE TRANS DOVREBBERO ESSERE RISARCITE PER QUANTO SUBITO NEGLI ULTIMI 30 ANNI.

STOP 164. È ORA DI FARE UNA NUOVA LEGGE

firma la petizione

lunedì 3 novembre 2014

dai commenti alla petizione: ho firmato perché..

Perché mi sembra una violenza che un uomo o una donna deva mutilarsi per cambiare il suo sesso nell'anagrafe. Una legge così è da anni che dovrebbe essere stata revocata. maria josé carrazoni
 Perché trovo una tutela sia per lo stato che per il cittadino che i documenti vengano adattati alla persona , per evitare danni a se e a terzi . Ed evitare a tutti molti disagi legato a questo problema. Tobias Pellicciari
E' importante il diritto all'integrazione senza alcuna sorta di differenza in base all'orientamento sessuale o di genere. E' inaccettabile che una persona transessuale viva alienata per impossibilità ad accedere al mondo del lavoro o per paura di uscire di casa e di essere vittima di violenze verbali o fisiche. E' ora di educare questa popolazione alla civiltà e al rispetto dei diritti inviolabili della persona, di ogni persona Giuseppe De Carlo




Firma la petizione


venerdì 10 ottobre 2014

Lettera: Richiesta di celere discussione ed approvazione del ddl405, norme in materia di modificazione dell'attribuzione di sesso


Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri Dott. Matteo Renzi

Sig. Presidente del Senato della Repubblica Dott. Pietro Grasso

Sig. Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani Dott. Luigi Manconi

Sig.ra consigliera in materia di pari opportunità Dott.ssa Giovanna Martelli

Sig. Presidente della Commissione Giustizia al Senato Dott. Nitto Palma

Ai componenti della Commissione Giustizia del Senato della Repubblica
Oggetto: Richiesta di celere discussione ed approvazione del ddl405, norme in materia di modificazione dell'attribuzione di sesso

Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri,

Le associazioni ed i collettivi firmatari della presente si rivolgono a lei per richiedere una legge che consenta alle persone transessuali di assicurarsi nome e sesso coerenti al proprio vivere sociale e per impedire qualsiasi intervento genitale su bambini nati con condizione intersex/DSD.
I firmatari di tale documento ritengono sia indispensabile una modifica della 164/82 che abroghi l'attuale iter giudiziario per la rettifica di nome e sesso anagrafici, in favore di un più snello e gratuito iter amministrativo che ponga il sesso sociale al di sopra di quello genitale, perché questa oggi è l'interpretazione più consona alla società italiana ed europea. Sentiamo forte, inoltre, la necessità di uniformare su tutto il territorio nazionale i percorsi, perché diverse sono le impostazioni delle regioni dal punto di vista dei servizi alle persone transessuali e diversi sono gli orientamenti dei tribunali nell'interpretare la sopracitata legge 164/82.


Attualmente occorrono anni per poter ottenere la rettifica di nome e sesso, anni in cui il solo mostrare un documento è motivo di esclusione sociale e lavorativa e motivo di continua violazione della privacy: ci si trova costretti e costrette a dover spiegare la discrepanza tra documenti ed aspetto a datori di lavoro, ad impiegati di negozi, banche e poste, all'iscrizione a qualsiasi corso, associazione o alla stipula di qualsiasi tipo di contratto e persino alle urne prima del voto. Troppe sono le persone transessuali che per questo motivo faticano a trovare lavoro, una casa in affitto e troppe sono le persone transessuali che per mettersi al riparo dalla transnegatività evitano situazioni che le obblighino ad esporsi: la discriminazione nei confronti delle persone transessuali, secondo un sondaggio ISTAT1, è sentita dall'80% dei cittadini.
L'Italia è uno dei paesi dell'unione Europea che, secondo la Trans Right Europe Map di TgEu2, costringe le persone transessuali (ed intersessuali) alla sterilizzazione per poter accedere alla riassegnazione del sesso.
Una modifica della legge 164/82, che renda possibile il cambio anagrafico senza la necessità di affrontare chirurgie mutilanti, è auspicata anche da Amnesty International3, in accordo con il rapporto Lunacek4 redatto dal Parlamento europeo.
Siamo concordi con Marco Perolini, esperto in materia di discriminazioni di Amnesty International quando afferma: “vi sono persone transgender che intendono usufruire dei trattamenti medici disponibili, ma molti altri non vogliono. Gli stati non dovrebbero forzare le scelte delle persone transgender facendo dipendere il riconoscimento legale della loro identità di genere da interventi chirurgici, trattamenti ormonali o sterilizzazioni - molte persone transgender devono superare enormi ostacoli prima di conciliarsi con la loro identità e i problemi aumentano a causa di una manifesta discriminazione di stato - Gli stati devono assicurare che le persone transgender possano ottenere il riconoscimento legale della loro identità di genere attraverso una procedura veloce, accessibile e trasparente nel rispetto di ciò che la singola persona sente rispetto alla propria identità di genere, proteggendo il diritto alla riservatezza ed evitando d’imporre requisiti obbligatori che violino i diritti umani”5. A quanto appena descritto si aggiungono le sentenze di alcuni tribunali italiani (Roma, Rovereto, Siena), che hanno disposto il cambio di nome e sesso anagrafico in assenza di chirurgia genitale.

Per i motivi sopra esposti e per garantire dignità, inserimento sociale e uguaglianza tra tutti i cittadini, chiediamo che il disegno di legge 405, norme in materia di modificazione dell'attribuzione di sesso, venga presto calendarizzato nella Commissione Giustizia del Senato e trasformato in legge.

Ringraziamo per quanto potrà essere fatto per favorire il rispetto dei diritti delle persone transessuali ed intersessuali e per il contrasto dell'omo-trans-negatività, ancor oggi imperante in Italia.

Inviamo i nostri migliori saluti, in attesa di una cortese risposta.

Gruppo promotore DDL405 – disegnodilegge405.blogspot.it
Maurice GLBTQ
Coordinamento trans Sylvia Rivera
Mit- movimento di identità transgender
Associazione Consultorio Transgenere
Sat. Pink – Sportello Accoglienza Trans Verona
Sportello Trans Ala Milano Onlus
ATN – Associazione Transessuale Napoli
ONIG - Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere
Associazione Radicale Certi Diritti
Arcigay - associazione LGBT italiana
Arcilesbica associazione nazionale
Equality Italia - Diritti. Energia per l'Italia
Plus Onlus
Amnesty International
Avvocatura per i diritti LGBT – Rete Lenford
Rete Genitori Rainbow - genitori LGBT con figli/e da relazioni eterosessuali
A.GE.D.O. - Associazione Genitori Di Omosessuali
Polis Aperta - associazione LGBT appartenenti alle Forze Armate e alle Forze dell'Ordine
Aven Italia
Circolo di cultura omosessuale - Mario Mieli
Stonewall - associazione d'iniziativa GLBT di Siracusa
Di'Gay Project – DGP
Mondo Arcobaleno LGBT
Circolo culturale Harvey Milk
Coordinamento Torino Pride
Ireos - Centro Servizi Comunità Queer Firenze
Arcigay “Tralaltro” Padova
Arcigay “Marcella di Folco” Salerno
Intersexioni
Anguane – Collettivo Anarco- Queer Ecovegfemminista
DeGender Communia
Contronatura - collettivo anarcofrocio
Fondazione GIC - Genere Identità Cultura
SInAPSi - Servizi per l'inclusione attiva e partecipata degli studenti – Univ. Napoli
Be Free Cooperativa Sociale contro tratta, violenze e discriminazioni

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1 La popolazione omosessuale nella società italiana – 17 maggio 2012
2http://www.tgeu.org/Trans_Rights_Europe_Map
3 In Europa le persone transgender subiscono discriminazione e trattamenti disumani e degradanti – 04/02/2014
4http://www.unar.it/unar/portal/?p=2084
5http://www.arcigay.it/comunicati/rapporto-lunacek-italia-legiferi-per-i-diritti-delle-persone-trans/

sabato 23 agosto 2014

diritti in punto di morte

 Non può che provocare amarezza la richiesta delle associazioni trans in risposta al trattamento disumano che Nicole, prematuramente scomparsa all'età di 37 anni, ha dovuto subire per imposizione dei parenti: "una legge che tuteli le scelte delle persone transessuali in punto di morte".

 Nicole, che come tante persone transessuali, non è stata accettata come donna dai genitori e, come tante persone transessuali, nonostante vivesse come donna da quasi due decenni, a causa di una legge obsoleta e da sempre interpretata in modo restrittivo, per lo stato era ancora uomo e con un nome maschile.

 Nicole ha avuto problemi, sempre per via dei documenti non coerenti alla sua persona anche durante la malattia perché si è imbattuta in ospedali dove il personale non voleva vedere oltre il nome scritto sulla carta d'identità. Nicole avrà avuto anche problemi, come tutte le persone transessuali, durante tutta la sua vita con documenti non corretti. Come si può ridurre tutto il calvario di Nicole ad una richiesta di "diritti in punto di morte"?

Nicole avrebbe potuto redigere un testamento presso un qualsiasi notaio, pretendendo un rito consono alla propria persona e qualunque persona amica avrebbe potuto pretendere il rispetto delle sue volontà. A 37 anni, però, non si pensa a certe cose e comunque il nome legale di Nicole, quello che in forza di legge compare nei certificati e sulla lapide, non sarebbe comunque stato Nicole: Nicole per lo stato non è mai esistita.

Se Nicole fosse stata legalmente una donna di nome Nicole sarebbe stata lei a parlare in forza di legge, tanto durante il ricovero ospedaliero, quanto durante il funerale, nonostante qualsiasi irrispettosa ed ingiusta pretesa dei genitori. 

Nel rispetto di Nicole e di tutte le persone trans* italiane auspico che le associazioni smettano di proporre paliativi per ogni attrito che l'avere documenti difformi causa. Spero che questo ultimo soppruso possa servire per mettere a fuoco la radice del problema: l'impossibilità di avere documenti e il conseguente riconoscimento legale della propria persona.


Un grazie, invece, alle 30 persone che hanno liberato palloncini in segno di protesta e in memoria di Nicole. Solo grazie a loro Nicole ha potuto ricevere quel saluto, rispettoso e sincero, che nessuna comunità civile o religiosa dovrebbe negarci.










Firma la petizione http://goo.gl/BFjLxD



sabato 9 agosto 2014

Dai commenti alla petizione

Dai commenti alla petizione:

E' importante che il cambio anagrafico per le persone transessuali non dipenda da un giudice ma solo da una propria decisione: avere un'identità 
legale coerente con il proprio aspetto è un diritto. Chiedo, inoltre di vietare di intervenirechirurgicamente sui genitali dei neonati intersessuali non è un bisturi che determina il divenire uomini 
o donne, ma la propria natura. 
Crescere esprimendosi liberamente
è un diritto (Rosetta).
 perche' le persone sono tutte "persone "
senza distinzioni libere di indirizzarsi
dove meglio si collocano (Gloria).

martedì 5 agosto 2014

Ordinaria transfobia di stato: all'ufficio anagrafe

"Vicenda particolare quella avvenuta all’Ufficio Anagrafe del Comune di Sorrento, dove una persona si era recata per avere un nuovo documento d’identità: per lo Stato Italiano è una donna, ma esteriormente è in tutto e per tutto un uomo, con tanto di barba. Poiché non è ancora intervenuta la sentenza con cui si dà atto del cambiamento di sesso e si dispone il nuovo nome dell’individuo, si è posto il problema di quale sesso indicare sul documento.
Per risolvere il problema è intervenuto il dirigente responsabile del servizio di stato civile, il quale ha spiegato di aver fatto ricorso alla legge numero 164 del 1982, la quale riconosce il sesso di transizione, ossia quello stato in cui si trova una persona che sia ancora in percorrenza dell’iter al termine di cui conseguirà il cambio di sesso".

Fonte: il mattino


Questa "vicenda particolare", che è parte integrante della vita di molte persone che leggono questo blog, denota come anche gli impiegati dell'ufficio anagrafe trovino assurda la situazione imposta dalla 164/82, la quale non riconosce nessun sesso di transizione, ma impone di ignorare qualsiasi cambiamento fisico finché un giudice non si pronuncia sull'avvenuta sterilità della persona richiedente.

Firma la petizione http://goo.gl/BFjLxD

venerdì 18 luglio 2014

Diritti Civili in Italia.

Il sen. Sergio Lo Giudice parla di diritti civili in Italia al Politicamp:





Firma la petizione http://goo.gl/BFjLxD

Segnalo anche una petizione partita quando il PD ha deciso di non calendarizzare la legge sul doppio cognome nonostante fosse già stata discussa in commissione qui il testo di legge e la possibilità di invare la propria firma alla presidente della camera Laura Boldrini.

mercoledì 16 luglio 2014

l'università Urbinate protegge la nostra privacy

Le persone trans* anche a Urbino (come in altri atenei) da oggi hanno la possibilità di richiedere un'identificativo interno all'università coerente con il proprio aspetto, a tutela della loro privacy. La stessa privacy potrà essere violata, a norma di legge, appena usciranno dal portone della facoltà cui sono iscritt*, dal momento in cui cercheranno una stanza in affitto, a quando dovranno abbonarsi ai mezzi pubblici per raggiungere l'università, fino a tutte quelle occasioni in cui dovranno comunque mostrare un documento di identità a qualcuno. In Italia non mancano punte di civiltà, come questa e come tante altre, ma non basta per proteggere la nostra privacy e metterci al sicuro dalle discriminazioni. Fino a quando non saranno corretti, al momento giusto e gratuitamente, i documenti di identità emessi dallo stato e fino a quando non saranno previste norme valide su tutto il territorio italiano a tutela delle persone trans*, ogni altra manovra resterà un secchiello datoci in mano per svuotare una barca bucata piena d'acqua: è un aiuto, certo, ma il rischio di affondare resta.


Firma la petizione http://goo.gl/BFjLxD



COMUNICATO STAMPA DEL 16 LUGLIO 2014
L’Università di Urbino tutela gli studenti in situazione di riattribuzione di sesso
Il Senato Accademico dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, con delibera n. 133 dell’8 luglio 2014, ha riconosciuto all’unanimità il diritto di studenti e studentesse in situazione di riattribuzione del sesso, ai sensi della legge 164/1982, ad avere un doppio libretto universitario.
L’iniziativa si colloca a favore di studenti e studentesse, spesso costretti a giustificare il cambiamento di nome e di apparenza, costringendoli a uscire dalla loro privacy non solo in sede d’esame, ma anche durante le banali attività universitarie giornaliere quali l’accesso alla biblioteca e alla mensa, la presentazione di una candidatura, la riscossione di borse di studio etc.
Un notevole passo in avanti nella tutela del diritto allo studio e della privacy durante il lungo periodo necessario al “mutamento di genere” che spesso dura anni e può coincidere con la carriera universitaria.
In questo modo, studenti e studentesse possono condurre più serenamente la vita universitaria senza che la loro privacy venga violata e senza sottoporsi a situazioni imbarazzanti e umilianti che potrebbero determinarne l’abbandono degli studi.
Una scelta di rispetto. Libretto, tessere e documenti universitari sono veri e propri documenti di identità che accompagnano giornalmente studenti e studentesse all’interno dell’Ateneo. Dover troppo spesso giustificare in pubblico la diversità tra l'identità scelta e quella anagrafica costringe lo studente o la studentessa a rivelare un dato intimo e privato e a volte anche a subire il pregiudizio e la chiacchiera facile, se non la violenza psicologica o fisica. Non sempre l'ambiente che si frequenta è infatti pronto ad accogliere con garbo e rispetto situazioni e scelte di vita diverse dal consueto.
Riconoscere questo diritto a studenti e studentesse durante il periodo di riattribuzione del sesso equivale a riconoscere la loro realtà ma soprattutto a rispettarne la vita privata e il diritto allo studio.
La nuova procedura. Dopo un’attenta verifica degli aspetti normativi e legali, all’interessato o all’interessata verrà fornita un’identità “Alias” che potrà essere utilizzata esclusivamente nelle normali attività Universitarie quotidiane, mentre tutta la documentazione amministrativa rimarrà immutata fino alla definitiva sentenza del tribunale.
Alcune procedure, tuttavia, non potranno essere espletate con l’identità “Alias” come ad esempio: procedura Erasmus, trasferimento di sede, proclamazione di Laurea, titolo di Dottorato etc. ma saranno condotte nel completo rispetto e tutela della privacy degli interessati/e.

lunedì 14 luglio 2014

Alessandro Comeni, attivista intersessuale


Dal canale video di interseϰioni, intervento di Alessandro Comeni, attivista intersessuale, alla primavera Queer 2014: Prima Queer Week dell'Università G. D'Annunzio, organizzata dal Collettivo La Mala Educacion e dal Laboratorio Le Antigoni, 28 aprile e dal 5 al 9 maggio, Univ. G. D'Annunzio (Chieti).



"la medicina dice che io sono incompatibile con la vita"

"sto benissimo, però sono socialmente inaccettabile"

"siamo sottoposti ad aborto terapeutico"

"abbiamo diritto di esistere, di nascere"

Il DDL405 impone lo stop delle chirurgie genitali sui neonati intersex, che non basta a far si che la loro identità sia accettata e rispettata, ma è comunque un'importante tutela per un gruppo di persone che non ha alcun diritto all'autodeterminazione sul proprio corpo e sulla propria vita. Firma la petizione http://goo.gl/BFjLxD

domenica 13 luglio 2014

La mia amica trans discriminata in ospedale

Ci risiamo. Ancora una volta una donna è stata ricoverata in un reparto maschile perché i documenti la denunciano come persona transessuale. Se ognuno avesse i documenti coerenti con il proprio aspetto sarebbe prassi il ricovero nel reparto femminile per una donna transessuale - sta poi all'ospedale decidere se concedere o meno la camera singola - ma certe violazioni della privacy sarebbero evitate. Essere transessuali sarà una questione di dominio pubblico al lavoro, in banca, a scuola, alla posta, nei seggi, al supermercato, in palestra, in ospedale finché non avremo diritto ad avere documenti coerenti al nostro aspetto.  

Firma la petizione http://goo.gl/BFjLxD